Pagine

martedì 31 marzo 2026

“LANGHE – YOICHI ALLIANCE”: cinque produttori delle Langhe e il sindaco di Yoichi (Hokkaido, Giappone) firmano un patto all’insegna dell’eccellenza enologica

 


 




martedì 24 marzo 2026

Nasce DEVIN0: il progetto transfrontaliero Italia–Francia coordinato da Apro Formazione con Vignaioli Piemontesi, Crea e Centre du Rosé sulla dealcolizzazione del vino fino a 0 gradi

 


 

Martedì 31 marzo l’evento di lancio da Vignaioli Piemontesi a Castagnito


Sarà la sede di Vignaioli Piemontesi - in via Alba 15 a Castagnito, in provincia di Cuneo - a ospitare, martedì 31 marzo alle 9,30, l’evento di lancio ufficiale di DEVIN0, il nuovo progetto transfrontaliero Italia–Francia dedicato all’innovazione e alla formazione nel settore vitivinicolo.


L’incontro rappresenta il primo momento pubblico di presentazione del progetto e sarà occasione di confronto tra mondo della ricerca, formazione e imprese su temi centrali per il futuro dell’enologia, in un contesto caratterizzato da profondi cambiamenti climaticievoluzione dei consumi e nuove sfide dei mercati internazionali.


DEVIN0 - Dealcolizzazione del vino fino a 0 gradi è un progetto finanziato dal Programma Interreg VI-A Francia-Italia ALCOTRA per un valore complessivo di 1.360.000 euro e una durata triennale.


Il progetto nasce con l’obiettivo di sostenere il comparto vitivinicolo nello sviluppo e nell’adozione di tecnologie di dealcolazione, attraverso attività integrate di ricerca e formazione rivolte a professionisti e studenti del settore.


­

Capofila di Devin0 è Apro Formazione, che, oltre ad occuparsi della formazione specialistica, gestisce e coordina tutte le fasi del progetto e i partner coinvolti: il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria (CREA)Vignaioli Piemontesi sca e il Centre de Recherche et d’Expérimentation sur le Vin Rosépartner d’eccellenza che si occuperanno della sperimentazione della dealcolizzazione parziale e totale dei vitigni.


In uno scenario in cui il cambiamento climatico incide sui processi di maturazione delle uve e sulle caratteristiche finali dei vini, mentre i nuovi trend di consumo e le dinamiche dei mercati richiedono soluzioni innovative e flessibili, la dealcolazione fino a 0 gradi rappresenta una possibile leva strategica per ampliare l’offerta e rispondere alle esigenze emergenti e DEVIN0 si inserisce come una delle risposte alle trasformazioni in atto.


Nel corso dell’evento del 31 marzo, i partner di progetto e i professionisti coinvolti illustreranno obiettivi, attività e prospettive di DEVIN0, offrendo al pubblico una visione approfondita delle tematiche al centro dell’iniziativa.


Gli interventi analizzeranno il contesto di mercato e i cambiamenti nei consumi, le implicazioni dei cambiamenti climatici sul settore vitivinicolo, gli aspetti normativi, le metodologie di dealcolazione e gli approcci sperimentali adottati. Sarà inoltre dato spazio alle attività di ricerca e sperimentazione condotte su vitigni piemontesi, con particolare attenzione agli strumenti di analisi e alle ricadute concrete per le imprese del settore.


L’incontro si configura come un’importante occasione di dialogo tra ricerca scientifica, formazione e mondo produttivo, con l’obiettivo di costruire una visione condivisa sul futuro del vino e sulle opportunità di innovazione per le aziende vitivinicole del territorio.


La partecipazione all’evento è gratuitaPer iscriversi è possibile compilare il modulo disponibile sul sito dei Vignaioli Piemontesi, nella sezione Eventi. Per ulteriori informazioni e prenotazioni è possibile contattare il numero 0173.210.311 o scrivere all’indirizzo e-mail info@vignaioli.it.


giovedì 5 marzo 2026

Al via l’11ª edizione de Le Giornate delle Donne del Vino




Donne, Vino, Cibo è il tema 2026 dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino


Fino al 15 marzo in tutta Italia degustazioni, incontri, tavole rotonde, momenti di confronto e approfondimento intrecciano cultura, sostenibilità e un nuovo modello di leadership


In un momento storico attraversato da nuove tensioni internazionali e da conflitti che riportano al centro il tema della sicurezza, dell’accesso alle risorse e della dignità delle persone, parlare di cibo assume un significato che va oltre la dimensione gastronomica.


Il cibo oggi è nutrimento, diritto, sopravvivenza. È equilibrio fragile tra territori, economie e comunità. È responsabilità.

È in questa cornice che, in occasione dell’8 marzo, tornano per l’undicesimo anno consecutivo Le Giornate delle Donne del Vino, l’appuntamento nazionale che coinvolge le delegazioni regionali e centinaia di associate in tutta Italia fino al 15 marzo. Tutti gli appuntamenti qui.


Il tema scelto per il 2026 è “Donne, Vino, Cibo”. Un titolo che intreccia gusto, cultura e consapevolezza.


«In un momento internazionale così delicato, parlare di cibo significa parlare di diritto, responsabilità e futuro - afferma Daniela Mastroberardino, presidente dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino -. Per noi “Donne, Vino, Cibo” non è solo un tema culturale, ma una visione: mettere al centro la qualità, la sostenibilità e la cura delle comunità come risposta concreta alle fragilità del presente.»


Il cibo è passione e identità, simbolo di appartenenza, linguaggio universale che unisce popoli e tradizioni. Racconta territori, custodisce memorie, trasmette saperi. Insieme al vino rappresenta un motore fondamentale per l’enoturismo e per la valorizzazione delle comunità locali, generando economia, relazioni e opportunità.


Ma oggi non possiamo limitarci alla dimensione conviviale. Parlare di cibo significa parlare di equità, accesso, sostenibilità. Significa interrogarsi sul modo in cui produciamo, distribuiamo e condividiamo le risorse. Significa riaffermare il valore della cura della terra, delle persone, delle comunità.


L’evento social: un racconto corale che “invaderà” i social

Accanto agli eventi sul territorio, l’Associazione promuove anche un grande progetto digitale condiviso.

Tutte le Donne del Vino sono state invitate a realizzare uno scatto fotografico che interpreti il tema “Donne, Vino, Cibo”, facendosi ritrarre con un prodotto simbolo del proprio territorio.

Il risultato sarà un mosaico visivo che invaderà i social network trasformando la rete in una grande narrazione collettiva fatta di volti, calici e prodotti simbolo dell’Italia del gusto.


Il concept del logo 2026: Federica Cecchi racconta “Donne, Vino, Cibo”

Il logo 2026 nasce dalla creatività di Federica Cecchi, architetta e wine designer, Donna del Vino toscana, che interpreta il tema attraverso una metafora visiva originale e contemporanea.

«Per il 2026 ho immaginato la Donna del Vino come simbolo di sostenibilità e consapevolezza. Ho voluto rappresentare un legame armonico tra natura, alimento e creatività femminile, trasformando ingredienti semplici in un linguaggio visivo capace di raccontare valori profondi. Gli elementi scelti sono due: broccoli e spaghetti. Non una ricetta, ma una metafora.

Il broccolo richiama salute, benessere e attenzione alla qualità del cibo: è simbolo di un’alimentazione consapevole e di un equilibrio tra tradizione e innovazione. Lo spaghetto, icona della cultura gastronomica italiana nel mondo, rappresenta convivialità, semplicità e identità. Nel logo diventa un filo conduttore: crea movimento, unisce, costruisce legami.

La Donna del Vino 2026 si adorna di vegetali, danza con la natura, gioca con le forme. Verdure e spaghetti diventano simboli di energia, creatività e responsabilità. Il vino accompagna e completa questo racconto, esaltando il cibo e richiamando il profondo legame tra territorio, lavoro umano e cultura.

Sostenibilità e consapevolezza non sono solo scelte etiche, ma stili di vita. Nel logo diventano armonia e movimento: una figura femminile che guarda al futuro, promuove inclusione e dialogo culturale e si unisce idealmente ad altre donne in una rete globale di collaborazione ed empowerment».


La leadership femminile nel vino: meno numerosa, più performante

Il tema “Donne, Vino, Cibo” si intreccia con i dati sulla leadership femminile nel settore vitivinicolo, che raccontano una presenza ancora minoritaria ma altamente performante.

Le donne guidano una quota più contenuta di imprese vitivinicole, ma generano una percentuale di valore superiore rispetto alla loro incidenza sulla superficie agricola utilizzata. Coltivano circa il 21% della SAU e producono il 28% del PIL agricolo: un indicatore che parla di efficacia, non solo di presenza.


Le aziende a guida femminile si distinguono per una maggiore presenza di vini DOC e DOCG e per una spiccata propensione all’export, a conferma di una visione orientata alla qualità e ai mercati internazionali. Mostrano un’attenzione strategica verso marketing, comunicazione ed enoturismo, con un forte orientamento all’esperienza e alla wine hospitality.


Sono inoltre più inclini alla diversificazione, più resilienti nei momenti di crisi e strutturalmente attente alla sostenibilità, con una percentuale più alta di vigneti biologici o in conversione. Il tutto accompagnato da livelli di formazione e qualificazione mediamente superiori alla media del settore.


Si tratta di una leadership meno gerarchica e più collaborativa, capace di integrare competenze e valorizzare il lavoro di squadra. Se l’impresa tradizionale può essere paragonata a un’orchestra sinfonica diretta da un unico maestro, quella guidata da donne assomiglia spesso a un ensemble jazz: ogni voce è riconoscibile, ma il valore nasce dall’ascolto reciproco e dall’armonia del gruppo.


Chi sono Le Donne del Vino 

Le Donne del Vino sono la più grande associazione al mondo dedicata all’enologia femminile. Fondata in Italia nel 1988, conta oggi oltre 1.250 socie tra produttrici, enotecarie, sommelier, ristoratrici, giornaliste, consulenti, architette e professioniste del settore. Presente in tutte le regioni italiane con delegazioni attive, l’associazione promuove la cultura del vino e valorizza il ruolo delle donne lungo tutta la filiera, con un impegno costante su sostenibilità, innovazione, formazione e inclusione.

Tra i progetti più rilevanti:
– D-Vino, che porta l’educazione al vino negli istituti alberghieri e turistici italiani;

–  Essenze di Vite, iniziativa con Ais che prevede la formazione gratuita di sette giovani donne, selezionate in collaborazione con gli Istituti Alberghieri e Turistici.
– il Forum Mondiale delle Donne del Vino, rete internazionale con 12 associazioni estere;
– studi sul gender gap in cantina, campagne contro la violenza di genere e promozione del turismo del vino e dei vitigni autoctoni.

martedì 3 marzo 2026

DIEGO MORRA PRESENTA "IL BEATO": IL PRIMO VERMOUTH DI TORINO A BASE DI VERDUNO PELAVERGA DOC

 


 

IL BEATO è il nuovo Vermouth di Torino firmato Diego Morra.


Un progetto che nasce dall’incontro tra territorio, storia e visione personale. Il nome richiama la figura iconica del Beato Sebastiano Valfrè, profondamente legata a Verduno, dove nacque nel 1629: fu proprio lui a credere nel valore della varietà Pelaverga, contribuendo - si narra - alla diffusione di questo vitigno autoctono nel piccolo comune.


Verduno è oggi il paese del Beato, del Pelaverga e del Barolo. Un luogo simbolo dove tradizione e cultura vitivinicola si intrecciano.


Il progetto Il Beato si sviluppa lungo un ideale filo rosso che unisce Verduno a Torino. Sebastiano Valfrè studiò a Torino, città che è anche la patria storica in Italia del Vermouth e che rappresenta un luogo speciale per Diego Morra e la moglie Francesca, dove si sono incontrati e hanno vissuto: un legame naturale che rende il Vermouth di Torino la forma espressiva più autentica per questo racconto. Il Vermouth è una categoria che l’azienda sente profondamente affine: nasce dal vino, materia prima conosciuta e rispettata, e permette di esprimere gusto personale e libertà creativa. Il Beato è prodotto per essere bevuto come piace a chi lo crea: all’ora dell’aperitivo, a fine pasto, la sera. Un vermouth pensato prima di tutto per il piacere, senza forzature.


Alla base de Il Beato c’è il Verduno Pelaverga DOC, vino di riferimento dell’azienda e varietà identitaria. Freschezza, bevibilità, componente floreale e speziata tipiche del vitigno si ritrovano e sono esaltate anche nel vermouth, che diventa così un ulteriore modo per raccontare e valorizzare una varietà autoctona che sta trovando sempre più spazio e attenzione. Un linguaggio diverso, capace di parlare anche a un pubblico più giovane e curioso.


La produzione è volutamente limitata, poco meno di 1.000 bottiglie, ed è pensata come un fiore all’occhiello: una declinazione che unisce paese, territorio e storia. La ricetta è il risultato di un percorso lungo e accurato, durato quasi tre anni, sviluppato insieme a Francesca e alla distilleria La Cava che ha affiancato l’azienda nella definizione dell’equilibrio finale. L’obiettivo era chiaro: non snaturare il carattere del vino base, mantenendo il vino Verduno Pelaverga centrale, armonizzato con erbe officinali e botaniche selezionate, senza mai renderle dominanti: oltre all’assenzio spiccano la china, la scorza di arancio, il cardamomo, la salvia, la genziana.


Anche l’etichetta contribuisce al racconto: sintetizza il territorio e il suo microclima, protetto dall’arco alpino, e mette in dialogo elementi simbolici forti: Torino e la Mole Antonelliana, icona della città; il Belvedere di Verduno, luogo panoramico noto e riconoscibile; la cantina Diego Morra, ritratta come parte integrante del paesaggio. Il nome Il Beato evoca gioia, pienezza e positività, richiamando anche i colori e l’anima vibrante del Pelaverga.


Il Beato è un Vermouth di Torino che unisce cultura, territorio e visione contemporanea, offrendo una nuova chiave di lettura e una nuova leva narrativa per un vitigno tradizionale e per una denominazione storica, attraverso un prodotto autentico, fresco e profondamente distintivo.



Langhe contemporanee: Diego Morra a Verduno


Nel cuore delle Langhe, a Verduno, c’è una cantina che racconta un Piemonte enologico classico ma contemporaneo, tra profonde radici di famiglia e un progetto chiaro: è la realtà di Diego Morra, viticoltore di nuova generazione che ha scelto di crescere passo dopo passo, rispettando la terra e investendo su un’idea chiara di identità e qualità.

La storia inizia nei primi anni 2000, quando Diego, ancora giovanissimo, inizia a lavorare tra le vigne di famiglia. Diego consolida il patrimonio vitivinicolo dei Morra e lo amplia, affina le tecniche, costruisce una squadra compatta e appassionata e una cantina con un affaccio straordinario tra le colline di Langa. Oggi l’azienda coltiva circa 30 ettari tra Verduno, La Morra e Roddi, nei comuni più vocati per la produzione di Barolo, ma anche per varietà locali come il Pelaverga, il Dolcetto, il Barbera.

La cantina è moderna, essenziale, perfettamente integrata nel paesaggio, costruita con materiali naturali. Ma è tra i filari che si legge davvero l'essenza di Diego Morra: rispetto dei tempi della natura, selezione meticolosa, sostenibilità concreta. L’agricoltura è a basso impatto, praticata con attenzione e cura.

Uno dei progetti più affascinanti è proprio la valorizzazione del Verduno Pelaverga, piccolo grande vitigno autoctono dalle note speziate, che la cantina ha contribuito attivamente a far conoscere a un pubblico internazionale. Accanto, diverse espressioni di Barolo, tutti eleganti e misurati, a partire dal cru Monvigliero, e il metodo classico Avantù, uno spumante rosato da uve nebbiolo nella denominazione Langhe DOC.

Le degustazioni si svolgono con vista sui cru o nella bella barricaia, dove organizzare anche eventi privati; l’accoglienza è calda e giovane.


www.morrawines.com | info@morrawines.com | @diegomorrawinery

­