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Visualizzazione post con etichetta Freschi di cantina. Mostra tutti i post
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martedì 3 ottobre 2023

Debuttano in società il Canelli docg Moscato e il Canelli docg Riserva Cresce l’interesse dei consumatori per il cibo e il vino biologici Il primo vino biologico italiano è astigiano ed è Coldiretti

  

                                                             Gianfranco Torelli 

 

La superficie agricola destinata a biologico in Italia raggiunge il record storico di 2,3 milioni di ettari (+7,5%), con quasi un campo su cinque (19%) del totale e oltre 82.000 produttori agricoli bio (il numero più elevato tra i Paesi dell’Unione Europea)

 

E’ quanto è emerso a fine settembre dall’analisi della Coldiretti, presentata in occasione della Giornata Europea del Biologico. In Italia, i terreni coltivati a bio sono: per il 43% seminativi (grano, orzo e avena), per il 28% prati e pascoli, per il 24 % colture permanenti (frutteti, oliveti e vigneto) e per il 2,5% ortaggi.

 

Il successo del biologico italiano e da filiera corta è confermato anche dalla riduzione delle quantità di prodotto biologico importate dall’estero: -31% di oli e grassi vegetali, -26% colture industriali e -22% cereali (ultimo Rapporto Bio in cifre, dati 2022 rispetto al 2021).

 

L’obbligo di scrivere in etichetta l’origine della materia prima e la volontà di valorizzare prodotti a km zero da parte dell’industria e dei consumatori, sta favorendo la costruzione di filiere biologiche nazionali. Il logo nazionale del biologico Made in Italy, previsto dalla legge nazionale di settore, e la possibilità di realizzare importanti contratti di filiera anche per il biologico, contribuiranno ulteriormente ad uno sviluppo sempre più sostenibile delle filiere agroalimentari. In questo scenario è nata Coldiretti bio, l’associazione di imprese ed esperti del settore, per contribuire a una transizione green sempre più sostenibile e a una valorizzazione del bio nel piatto.

 

“In Piemonte sono oltre 50 mila gli ettari ad oggi coltivati con metodo biologico e le produzioni riguardano soprattutto colture da foraggio, prati, cereali, frutta e vite. Molto richiesto a livello internazionale, poi, è il vino biologico piemontese, che conta oltre 3 mila operatori certificati biologici– spiega il delegato confederale Bruno Rivarossa.

 

E ad Asti piace ricordare che il primo vino biologico italiano è stato, nel 1992, il Moscato di Gianfranco Torelli di Bubbio, affinato nel crutin della vecchia cantina dei bisnonni costruita nel 1893 in pietra di Langa.

 

Il vino Moscato è una produzione di larga tradizione in Piemonte. Se ne ha traccia già nel 1606 (prima dello Champagne), con documenti che riportano come si produce il vino buono che, per l’epoca, era il vino dolce prodotto, prevalentemente, con l’uva moscatello.

 

“Ancora oggi, pur ricorrendo a moderne strumentazioni, seguiamo lo stesso principio di lavorazione messo a punto da Giovan Battista Croce nel XVII secolo” spiega Torelli.

 

Ma primati e novità non finiscono qui. “Da quest’anno entrano in società il Canelli docg Moscato e il Canelli docg Riserva” prosegue Torelli. “Nel cuore dell’area di produzione dei 51 Comuni, sono 17 quelli che producono Moscato proveniente da un terreno ricco di argille e di marne, che ne esaltano il profumo, per originare questo grande vino aromatico, forte di un terroir unico”.

 

Nel Crutin di affinamento a Bubbio, accanto al fresco e fragrante Canelli docg Moscato c’è la Riserva (dal 2012), il cui invecchiamento è caratterizzato dalla terziarizzazione degli aromi, come i vini da grande invecchiamento, quindi, profumi che ricordano pesca, albicocca, miele e idrocarburi come riesling alsaziani, ideali anche con la cucina orientale o con la pizza.

 

Attualmente gli ettari iscritti a Canelli docg sono 380 e la produzione potenziale potrebbe superare i 3 milioni di bottiglie/anno, ma per ora, Torelli punta al primo milione di bottiglie, confidando nell’approvazione dei consumatori. A creare ancora più appeal, anche per i winelowers, sarà sapere che l’affinamento avverrà per tre anni nelle cantine del vecchio monastero di Santa Giulia a Monastero Bormida. 

 

I risultati del biologico confermano l’impegno degli agricoltori italiani per la sostenibilità, ma anche la capacità imprenditoriale nel rispondere alle nuove domande dei consumatori per prodotti che rispettano l’ambiente, di alta qualità e legati al territorio” osserva il Presidente Coldiretti Asti Monica Monticone.

 

“Il biologico sta già dimostrando di essere una risposta alle sfide attuali per una maggiore sostenibilità economica ambientale e sociale” prosegue il Direttore Coldiretti Asti Diego Furia. “È necessario però ricentrarlo nella sua dimensione agricola, legarlo saldamente al territorio di produzione ed affrontare un processo di evoluzione nel sistema di certificazione, che possa essere sempre di più garante di un modello produttivo attento all’ambiente e alle persone”.

 

 

sabato 1 aprile 2023

ALLE ORIGINI DEL NEBBIOLO DEL MONFERRATO: NASCE “SERRE DI TUFFO”, DAI VIGNETI STORICI BAVA


Si presenta in anteprima al Vinitaly di Verona nello stand Bava padiglione 10 - Q3 dal 2 al 5 aprile 2023 Serre di Tuffo, Monferrato DOC Nebbiolo Superiore 

 Un nuovo vino che è in realtà un potente ed evocativo ritorno alle origini. Un Nebbiolo del Monferrato, proprio come quello che la famiglia Bava ha prodotto storicamente nelle vigne di Tuffo, piccolo borgo di Cocconato, nell'Astigiano, dove risiede dal 1616. 

 Nel racconto di Piero, il “patriarca” dei Bava, vino, territorio famiglia si intrecciano: “Un tempo - ricorda Piero Bava - quasi tutti a Tuffo avevano un pezzetto di terra; una parte veniva coltivata a vite, ed era la parte alta delle colline. Già nel Settecento, la famiglia Bava aveva terreni di proprietà sui bricchi delle Serre, un punto panoramico della frazione da cui si vedono chiaramente l’arco alpino e il Monviso, sul crinale dell’antica Strada delle Serre. A inizio Novecento la famiglia si spostò nel fondovalle, accanto alla ferrovia, dove fu fondata la cantina che ancora oggi, a distanza di un secolo, è sede dell’azienda”. 

 

Dalle finestre dalla cantina si scorge, in piena luce sulla collina di fronte, la storica vigna di fianco alla chiesa del borgo, nella stessa posizione descritta da una rara mappa catastale del 1790 (tra le poche completate durante il regno sabaudo) che reca il medesimo toponimo, Cadodo, indicato già allora come di proprietà della famiglia. 

 Il riconoscimento della DOC Monferrato a questo Nebbiolo sigilla questa lunga presenza storica e riconosce la vocazione delle colline di Cocconato alla produzione del Nebbiolo, che vede a Cadodo e sui bricchi delle Serre le migliori esposizioni.  

 Serre di Tuffo Bava esce con l’annata 2020: dieci mesi di invecchiamento in botti di legno che fanno meritare al vino l’appellativo “Superiore”.  

Va ad aggiungersi alla produzione della cantina di Cocconato, nota per le sue Barbere - dallo Stradivario, vino signature dei Bava, al Pianoalto Nizza e a Libera -, e per il Barolo e i nebbioli della cascina nel cru Scarrone, Castiglione Falletto, in Langa. 

 Dei tratti del Nebbiolo del Monferrato, in Serre di Tuffo si ritrova il colore rubino brillante, il profilo olfattivo floreale e speziato, il tannino tipico ma rotondo che assicura al vino longevità. Da questa storica vigna, il cui suolo bianco calcareo e ruvido copre le marne affioranti, il vino porta in dote il carattere, l’esaltazione della fragranza e la freschezza, coniugando eleganza e struttura e dimostrando fieramente la tradizionale vocazione di Cocconato per quest’uva. 

 

 

sabato 12 giugno 2021

Barbaresco 2018 Nervo e Marcarini, la ricchezza delle Menzioni Geografiche Aggiuntive

                                     


 
Dal 1973 la cooperativa Pertinace è custode della tradizione vinicola piemontese più pura

Situata a Treiso, uno dei 4 comuni del Barbaresco DOCG, con i suoi 110 ettari e 20 soci rappresenta una realtà virtuosa votata alla valorizzazione di questa denominazione di cui esprime un esempio di eccellenza attraverso due delle sue MGA più caratteristiche: Nervo e Marcarini.

Sebbene i vigneti risultino poco distanti geograficamente e vengano seguiti processi di vinificazione analoghi, queste Menzioni Geografiche Aggiuntive si traducono in due vini con personalità differenti, simbolo della grande eterogeneità del territorio Piemontese.

Così è stato anche per la 2018, annata caratterizzata da un inverno lungo che si è protratto fino al mese di marzo, comportando un ritardo nel germogliamento. La primavera che ne è seguita ha visto precipitazioni frequenti, che hanno richiesto cure aggiuntive alla gestione del vigneto. Dal mese di luglio si è assistito ad un’inversione di tendenza, con il susseguirsi di giornate calde e terse che hanno favorito lo sviluppo delle piante e la maturazione dei grappoli. Il bel tempo, protrattosi fino al mese di settembre, ha garantito la raccolta di uve sane con parametri eccellenti anche dal punto di vista fenolico, materia prima ideale per la produzione di vini equilibrati, armonici e con una predisposizione all’invecchiamento.


Barbaresco Nervo 2018

Questa etichetta nasce da un piccolo appezzamento di 3,30 ettari ubicato all’interno di una delle MGA storiche del comune di Treiso: Nervo. La particolarità e il pregio di questi vigneti, che si sviluppano orizzontalmente lungo il crinale della collina, risiedono nella combinazione di forti pendenze, esposizione a pieno sud, altitudine e terreni marnoso calcarei che contribuiscono alla complessità e alla struttura del vino.

Il Barbaresco Nervo è il prodotto dell’esperienza e della cura dei conferitori che da anni vivono e lavorano questi straordinari vigneti ma anche di una vinificazione che vuole mettere in evidenza le caratteristiche distintive della MGA da cui ha origine.

La fermentazione del mosto, a contatto delle bucce, si prolunga per 12-15 giorni con frequenti rimontaggi ed energiche follature. Dopo 40 giorni di cappello sommerso viene effettuata la fermentazione malolattica, che precede i 18 mesi di affinamento in botti grandi di rovere di Slavonia.

Di colore rubino carico, il Barbaresco Nervo affascina con il suo bouquet intenso che si apre con marcate note di violetta e frutta scura per poi trovare sentori speziati di pepe e liquirizia. Al palato, un gioco di frutti richiama more e visciole fuse a suggestioni speziate. Il finale è lungo, opulento ed elegante, con una trama tannica fitta ma di grande morbidezza che prelude ad un vino con un ottimo potenziale di evoluzione.

 


Barbaresco Marcarini 2018

Spostandosi di pochi chilometri a nord dalla MGA Nervo si arriva ai vigneti di Marcarini. Qui i conferitori di Pertinace curano un piccolo appezzamento di 3,6 ettari che apre a uno scenario diverso per terreni e caratteristiche dei vini. Ritroviamo le irte pendenze, che se da un lato garantiscono un’ottima esposizione alle viti, dall’altra chiedono esperienza e pazienza nella loro lavorazione. Diverse invece le peculiarità del terreno, un'alternanza di marne a strati sabbiosi che le viti sfruttano per andare in profondità con le radici. I Barbaresco che ne derivano sono profumatissimi, spigliati ed eleganti.

Anche per questa etichetta la vinificazione prevede una macerazione di oltre 40 giorni a cappello sommerso in vasche di acciaio inox e un affinamento di 18 mesi in botti grandi di rovere di Slavonia. Il vino che risulta da questa combinazione di fattori pedoclimatici e umani è un Barbaresco dal colore rubino con sfumature che virano al granato. Al naso traspare tutto il fascino di questa etichetta che si schiude con note di rosa canina a cui seguono piccoli frutti rossi, more, pepe e cacao amaro. Al palato ritornano i sentori fruttati e speziati, sostenuti da note sapide, da acidità e da eleganza, insieme ad una buona struttura delineata da un tannino vellutato e di grande piacevolezza.

 Cantina Pertinace  - Località Pertinace, 2, 5, 12050 Treiso CN

Telefono0173 442238     www,pertinace.com

martedì 2 marzo 2021

Pronto per essere stappato il PRIMO Piemonte Moscato Secco DOC disponibile sul mercato.

 

Si chiama "Pasucrà" termine piemontese che sta' a significare "non dolce". Un vino nuovo ma contemporaneamente antichissimo figlio della tradizione contadina del "filtrato dolce" che col passare dei mesi diventava sempre meno dolce, ottenuto con il Moscato Bianco, il più importante vitigno aromatico del mondo.

Un vino antico che però era rimasto "nascosto" fino ad oggi e senza una DOC (Denominazione di Origine Controllata) all'ombra di suo fratello, il Moscato d'Asti dolce.

Dopo la coltivazione del vigneto, tutta manuale, le uve vengono raccolte alcuni giorni prima rispetto a quelle del nostro Moscato d'Asti Sanmaurizio.

Dopo la pigiatura le vinacce vengono lasciate in macerazione a freddo per almeno 24 ore e successivamente sofficemente pressate per ottenere un mosto ricco di polifenoli e dal colore giallo dorato intenso che viene fatto fermentare fino ad ottenere un vino completamente secco ma fresco e moderatamente alcolico di 12,5°. Fruttato, straordinariamente
aromatico e agrumato, può anche essere servito quasi ghiacciato a partire da 6° fino 14°c. Molto adatto ad a accompagnare coquilles, cruditè, piatti orientali, crostacei, molluschi, verdure, antipasti, primi e carni bianche.

 


Per informazioni 
0141831596

014487197 (anche whatsapp)
info@fortetodellaluja.it

 

    

 
 

mercoledì 24 giugno 2020

Moscato: antico e nobile vitigno. Le "perle" di "Mongioia" a Valdivilla di Santo Stefano Belbo (di Fabrizio Salce)




Oggi mi voglio regalare una piccola parentesi con un vitigno e un’azienda dalla lunga storia. No, precisiamo, in realtà l’azienda è più giovane dell’uva, ma da tantissimi anni lavora con il vitigno in questione: il Moscato.
Siamo in Piemonte nel Comune di Santo Stefano Belbo, località che attraverso con una certa regolarità ogni qual volta mi debba recare a Roccaverano da dove ormai da tre anni vi parlo della Robiola di Roccaverano DOP.

Negli ultimi mesi però da Santo Stefano sono transitato per un altro motivo: la realizzazione di due servizi per la TV. Il primo nella vicina città di Canelli dedicato alle Cattedrali del Vino e l’altro, proprio in paese, da una giovane produttrice di chiocciole metodo Cherasco.

In entrambi i passaggi mi sono ricordato che nella Frazione Valdivilla di Santo Stefano ci sono Maria e Riccardo con i loro meravigliosi Moscati: sono l’azienda Mongioa.

 
Riccardo Bianco e Maria Graziano
Riccardo Bianco è il titolare dell’azienda e al contempo ne è anche l’enologo e l’agronomo. Sua moglie Maria Graziano è colei che diffonde la filosofia del loro lavoro. Vi parlo di una famiglia che è presente sul territorio da ben 6 generazione, ed ecco il motivo per cui all’inizio di questo breve racconto ho scritto di uva e persone dalla lunga storia.
Dal 1998 l’impegno lavorativo è vocato alla valorizzazione del vitigno moscato e i vini sono prodotti esclusivamente da quest’uva. Si cerca così di ottenere il meglio da una tipologia di uva confermando la forte passione per questo l vitigno. Riccardo e Maria sono costantemente impegnati per produrre ai massimi livelli qualitativi e di piacevolezza il Moscato d’Asti. Le vigne vengono lavorate nel rispetto della natura e dell’operato dell’uomo, mentre la cantina si traduce in un vero laboratorio dove la creatività e l’ispirazione sono un tutt’uno con la storia. L’azienda Mongioia, grazie all’impegno di Riccardo, può vantare una pregiatissima selezione di vini a base Moscato dotati di una identità forte e unica.







Ho poi scelto un altro Moscato che amo in modo particolare: il Moscato d’Asti in Anfora denominato Moscata. La prima annata risale al 2017 ed ha richiesto una messa a punto decisamente impegnativa, per la prima volta infatti si è avuta la produzione di un vino dolce in anfora. Un pensiero, quello di Riccardo Bianco, che va oltre, con la volontà di rivalutare il Moscato e il territorio. Anfore dall’impasto di terra e minerali appositamente studiato per rispettare un mosto tanto nobile. E poi il tempo che si rivela il primo ingrediente. Moscata altro non è che il vecchio termine di definizione del Moscato.


Completo con un’altra chicca: Meramentae. Uno spumante Metodo Classico Brut Nature, 30 mesi sui lieviti. Lo spumante che ti stupisce dalla straordinaria versatilità di abbinamento con i vari cibi. La sua prima annata in commercio risale al 2011 mentre la sperimentazione per arrivare al prodotto finito è durata 3 lunghi anni. Un successo ricco di significati e di ricordi per Riccardo, dagli anni egli studi alla scuola enologica di Alba ai momenti delle sperimentazioni fino a notte fonda in cantina con papà. Una grande soddisfazione.
Ci sono poi altri Moscati in produzione in azienda ma oggi mi fermo qui, avrò tempo per scrivere ancora di questo nobile e antico vitigno, di una magica porzione terra piemontese, del lavoro attento e minuzioso di Riccardo e della voglia di Maria di fare conoscere sempre di più al grande pubblico i loro vini. Il Moscato dolce va goduto in ogni momento dell’anno non solo nelle ricorrenze speciali, perché è proprio lui ad essere speciale, condividetelo con le persone care e assaporatene appieno lo stile, l’eleganza e la bevibilità. Cercate i vini anche on line e speriamo che presto si possa ancora raggiungere la cantina Mongioia per una meravigliosa degustazione.

Fabrizio Salce


Mongioia
Fraz. Valdivilla, 40 12058
Santo Stefano Belbo (CN) ITALIA
Tel: + 39 0141 847301
info@mongioia.com 
http://www.mongioia.com 
https://www.facebook.com/MongioiaWinery 


venerdì 22 maggio 2020

Barbaresco Marcarini 2017 La vendemmia precoce di un vino senza tempo




Il Barbaresco Marcarini è una delle più alte espressioni dello stile produttivo della cantina Pertinace.Uno stile classico ed elegante frutto di una grande attenzione ai vigneti, che per la MGA Marcarini vengono curati personalmente da un unico socio conferitore e di processi di vinificazione e invecchiamento rispettosi del frutto e dei tempi del vino, secondo la più autentica tradizione piemontese.

Le uve destinate alla produzione del Barbaresco Marcarini provengono dall’omonima MGA, situata nel comune di Treiso, dove la cantina cooperativa Pertinace può contare su una superficie vitata di3,60 ettari.I terreni che caratterizzano questa MGA alternano marne a strati sabbiosi, che permettono alle radici di svilupparsi in profondità e che contribuiscono  a donare al Barbaresco profumi intensi e complessi.  Le viti qui crescono su alte e vertiginose pendenze, che  garantiscono un’ottima esposizione magenerano serie difficoltà nella lavorazione del vigneto, cherichiede tutta l’esperienza di chi tra quei filari è nato e cresciuto.

Vendemmia 2017

L’annata 2017 è stata molto calda e ciò ha comportato una vendemmia anticipata.
Fin dai mesi invernali le temperature sono state miti. Nella stagione primaverile lo sviluppo vegetativo ha subito un’accelerazione a causa delle temperature sopra la media stagionale e alle abbondanti piogge. A partire dal mese di maggio si sono susseguite numerose giornate terse e calde, che hanno in buona misura bloccato l’insorgenza di problematiche fitosanitarie. Le temperature massime registrate durante i mesi estivi sono state sopra la media, e solo verso la fine del mese di agosto si sono presentate le tanto attese precipitazioni che hanno riequilibrato la dotazione idrica degli acini, in anticipo sui tempi dell’invaiatura.
Il mese di settembre invece ha portato temperature più fresche e significative escursioni termiche particolarmente favorevoli per lo sviluppo dei profili polifenolici nelle uve a bacca nera a ciclo vegetativo medio - lungo, come il nebbiolo. Nonostante la 2017 sia stata un’annata precoce, l’andamento climatico delle settimane precedenti alla vendemmia, con giornate calde e nottate fresche, ha permesso di ottenere un Barbaresco complesso e strutturato ma allo stesso tempo equilibrato ed armonico

Barbaresco Marcarini 2017 

Prodotto in sole 18.000 bottiglie, il Barbaresco Marcarini 2017 è un vino elegante, morbido e di grande piacevolezza.
La fermentazione del mosto, a contatto delle bucce, si prolunga per 12-15 giorni con frequenti rimontaggi ed energiche follature. Dopo  40 giorni di  cappello sommerso viene effettuata la fermentazione malolattica, che precede i 18 mesi di affinamento in botti grandi di Rovere di Slavonia.
Il Barbaresco Marcarini si presenta di un intenso rosso rubino con sfumature sui toni del granato. Al naso i profumi sono intensi e richiamano note floreali di rose essiccate e di frutta rossa matura con sentori speziati di liquirizia, pepe e cioccolato. Al palato è strutturato, pieno e avvolgente con un’acidità perfettamente bilanciata dalla morbidezza di questo Barbaresco. Il finale è lungo e sapido e richiama gli aromi frutto floreali percepibili al naso.

 Il vigneto "Marcarini"


Località Pertinace 5, Treiso, CN 
12050 Alba

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venerdì 8 maggio 2020

Barolo Scarrone Vigna Mandorlo Riserva 2012 L’azienda vitivinicola Giacosa Fratelli presenta la sua prima “Riserva”



Debutta, dopo un affinamento di 7 anni e con una produzione di sole 3000 bottiglie, la prima Riserva di Barolo della Giacosa Fratelli, azienda vitivinicola di Neive con oltre 100 anni di storia.



Il Barolo Scarrone Vigna Mandorlo Riserva 2012 nasce da una selezione dell’omonimo vigneto situato all’interno della sottozona Scarrone del comune di Castiglione Falletto.

Qui la famiglia Giacosa possiede un appezzamento di 3 ettari che si sviluppa ai piedi del castello, con esposizione a pieno sud,in tre “turne” contigue. Le uve destinate alla produzione della Riserva sono quelle che crescono, per circa 1 ettaro,nella parte più alta della collinacon un’altitudine di 380 m slm. La cura di questo prezioso vigneto, dove risiedono viti di oltre 40 anni, si fonda su un regime sostenibile, che prevede un inerbimento permanente e una gestione del verde e della vendemmia a mano.

I terreni sono di natura argilloso-calcarea e ricchi in microelementi; geologicamente di origine marina e risalenti al Miocene inferiore (Oligocene), con marne grigio-azzurre di epoca elveziana, alternate con strati di arenaria che permette alle viti di sviluppare radici profonde, utili a prevenire lo stress idrico nelle annate siccitose. Caratteristiche che rendono la Vigna Mandorlo particolarmente adatta a produrre grandi Barolo, da qui la decisione della famiglia di realizzare una Riserva che fosse simbolo di longevità, possenza e piacevolezza.

Il Barolo Scarrone Vigna Mandorlo" è un vino che negli anni ci ha sempre regalato grandi soddisfazioni, affascinandoci per la sua capacità di essere potente, austero, complesso ed al tempo stesso piacevole, morbido e sorprendentemente sapido dichiara Maurizio Giacosa, titolare della cantina insieme al cugino Paolo -. Il modo in cui lo abbiamo visto evolvere nel tempo ci ha convinto a condividere e celebrare questo suo potenziale di invecchiamento con un’etichetta dedicata in tiratura limitata.”

“Questa Riserva è nata in un’annata particolarmente felice per la varietà nebbiolo – prosegue l’enologo Giuseppe Zatti, che dal 2004 collabora con Giacosa Fratelli -. Calda ma con l’alternarsi di precipitazioni che hanno permesso di non anticipare la vendemmia, portando le uve a una perfetta maturazione all’inizio di ottobre. Il nebbiolo ha così beneficiato delle escursioni termiche notturne, preziose per lo sviluppo delle sue caratteristiche varietali”

La vinificazione ha visto una fermentazione in acciaio, a cappello sommerso, una macerazione sulle bucce per 55 giorni e un affinamento in botti grandi da 60 ettolitri per un periodo di 4 anni.

Dopo 7 anni di affinamento il Barolo Scarrone Vigna Mandorlo si presenta di un rosso granato intenso, con aromi floreali che aprono a note eteree. La sua importante componente tannica converge verso una trama vellutata donandogli struttura e piacevolezza. Le note sapide della sua giovinezza fuse con i sentori speziati e balsamici gli conferiscono complessità, finezza ed eleganza

Il lancio sul mercato del Barolo Scarrone Vigna Mandorlo Riserva 2012 è previsto per il mese di maggio e lo vedrà debuttare con una nuova veste grafica.

Vista l’importanza di questo vino per la nostra azienda – dichiarano Alessandro e Mauro figli di Maurizio e Chiara Giacosa -, abbiamo deciso di ideare un’etichetta dedicata e diversa dalle altre che simboleggiasse il concetto di evoluzione nel tempo. Abbiamo ripreso l’etichetta realizzata da nostro nonno negli anni 50, in cui lo stemma della nostra famiglia si accompagnava al logo della città di Neive, dove ancora oggi sorge la nostra sede aziendale, rendendolo più attuale. Un modo per celebrare le nostre radici e quella tradizione famigliare che continuano ad essere fonte d’ispirazione per la nostra generazione e per i nostri progetti.”




venerdì 23 novembre 2018

NIZZA D.O.C.G. "BARCARATO 2015" CLEMENTE GUASTI



DA NIZZA MONFERRATO IL BINOMIO PERFETTO TRA VINO E TERRITORIO

Il nuovo millennio, ormai già "maggiorenne", ha portato una novità di rilievo nel mondo della Barbera. Partita come una "sottozona"  prevista dal disciplinare, la denominazione "Nizza" si è rapidamente fatta strada grazie al suo ispiratore Giuliano Noè, grande enologo e cultore e studioso del vitigno, consulente produttivo di parecchie Cantine della zona, tra le quali questa di cui parliamo. 

E' stato poi merito dei produttori della piccola area interessata (cartina a fianco), riunirsi in associazione con precise regole  che prevede, tra l'altro, l'assaggio collettivo in forma anonima delle bottiglie dei loro  "Nizza" ad ogni annata, con scambi di esperienze e giudizi utili a raggiungere la migliore qualità della produzione, regolata da un disciplinare molto severo e per questo ulteriore garante di un vino eccellente sotto tutti i punti di vista.
Dal 2014 è nata ufficialmente la nuova denominazione "Nizza" Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG)  e nel frattempo è salito costantemente il numero dei produttori aderenti all'Associazione, anche a seguito del grande successo di questo vino incontrato sul mercato in Italia ed all'estero, come prova l'aumento costante delle bottiglie prodotte negli ultimi anni.
Le Cantina fondata da Clemente Guasti è nel centro di Nizza Monferrato e lui avrebbe sicuramente apprezzato questa iniziativa attuata dopo la sua scomparsa e che ha visto la convinta adesione dei suoi figli Alessandro ed Andrea che ne hanno proseguito il lavoro.
Clemente Guasti , che ho avuto il piacere e l'onore di conoscere, facendo tesoro delle conversazioni avute con lui sul vino e la sua storia locale,  nell'immediato dopoguerra  fu ideatore di un'importante novità nel mondo della Barbera, scrivendo in etichetta la provenienza delle uve. Un indicazione precisa legata al concetto di "cru" relativi a ben precisi e selezionati vigneti di proprietà. Nacquero così quelle "Barbere di Cascina" che ancora oggi sono un fiore all'occhiello del produttore con la Barbera Docg "Cascina Boschetto Vecchio".
L'Azienda di Corso IV Novembre propone da sempre una gamma completa di ottimi vini Barbera nelle sue varie espressioni legate alla tradizione, ma anche gran parte dei vini piemontesi più celebri nel mondo dal Barolo e Barbaresco al Gavi, al Moscato, senza dimenticare ottimi spumanti, ben ricordando che Clemente Guasti fu tra i primi ad adottare negli anni '50 le autoclavi per produrli col metodo Martinotti-Charmat presentati in una storica intervista rilasciata a Mario Soldati nella  sua celebre trasmissione Rai del 1956 Viaggio lungo la Valle del Po alla ricerca dei cibi genuini , inaugurando da vero pioniere il giornalismo enogastronomico in Italia.

 
"Clems" per ricordare il fondatore  sono le ottime "bollicine" oggi prodotte anche col Metodo Classico.

Tornando al "Nizza"2015 che ho degustato con piacere, è un vino perfetto e ricco di personalità , che vi consiglio di provare anche in vista di un accompagnamento ideale con i ricchi piatti delle Feste di fine anno e non solo.

 


NIZZA D.O.C.G. "BARCARATO 2015"

Vitigno: Barbera 100%.

Zona di produzione: vigneti di proprietà, nel comune di Nizza Monferrato.

Ancor prima della vendemmia, nei vigneti più vecchi vengono scelti quelli con le uve pienamente mature, raccolte e vinificate con cura separatamente.

Segue un periodo di affinamento in barriques di rovere da 225 litri, che dura il tempo necessario per conferire un'aura di nobiltà ad un vino che era già grande all'origine.

Successivamente, prima di essere posto in vendita e distribuito in Italia ed all'estero, Barcarato evolve ulteriormente in bottiglia per almeno altri otto mesi.

 
Caratteristiche organolettiche:

Colore rosso rubino molto brillante. Bouquet armonioso, intenso e deciso, con sentori di viola.

Ha un gusto pieno ed appagante , giustamente tannico per il tempo in cui il vino rimane a maturare nelle botti, robusto nel carattere e personalità ma al tempo stesso ben equilibrato e piacevole al palato.

Quando si versa nel calice, i suoi numerosi ed intensi aromi, si espandono rapidamente aumentando la sensazioni piacevoli della degustazione .

Abbinamenti:  in particolare quelli  con piatti importanti, ideali  per una Barbera di alta classe.  Primi con sughi di carne e formaggi, secondi con carni  varie arrosto o stufate. formaggi stagionati.  Un vino che comunque ha tutto  quello che serve essere sorseggiato anche in modo contemplativo.

Temperatura di servizio consigliata: 18-22 ° C.












GUASTI CLEMENTE & FIGLI S.p.A.


Via IV Novembre, 80


14049 Nizza Monferrato (AT)


 Tel. 0141 721350