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giovedì 5 marzo 2026

Al via l’11ª edizione de Le Giornate delle Donne del Vino




Donne, Vino, Cibo è il tema 2026 dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino


Fino al 15 marzo in tutta Italia degustazioni, incontri, tavole rotonde, momenti di confronto e approfondimento intrecciano cultura, sostenibilità e un nuovo modello di leadership


In un momento storico attraversato da nuove tensioni internazionali e da conflitti che riportano al centro il tema della sicurezza, dell’accesso alle risorse e della dignità delle persone, parlare di cibo assume un significato che va oltre la dimensione gastronomica.


Il cibo oggi è nutrimento, diritto, sopravvivenza. È equilibrio fragile tra territori, economie e comunità. È responsabilità.

È in questa cornice che, in occasione dell’8 marzo, tornano per l’undicesimo anno consecutivo Le Giornate delle Donne del Vino, l’appuntamento nazionale che coinvolge le delegazioni regionali e centinaia di associate in tutta Italia fino al 15 marzo. Tutti gli appuntamenti qui.


Il tema scelto per il 2026 è “Donne, Vino, Cibo”. Un titolo che intreccia gusto, cultura e consapevolezza.


«In un momento internazionale così delicato, parlare di cibo significa parlare di diritto, responsabilità e futuro - afferma Daniela Mastroberardino, presidente dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino -. Per noi “Donne, Vino, Cibo” non è solo un tema culturale, ma una visione: mettere al centro la qualità, la sostenibilità e la cura delle comunità come risposta concreta alle fragilità del presente.»


Il cibo è passione e identità, simbolo di appartenenza, linguaggio universale che unisce popoli e tradizioni. Racconta territori, custodisce memorie, trasmette saperi. Insieme al vino rappresenta un motore fondamentale per l’enoturismo e per la valorizzazione delle comunità locali, generando economia, relazioni e opportunità.


Ma oggi non possiamo limitarci alla dimensione conviviale. Parlare di cibo significa parlare di equità, accesso, sostenibilità. Significa interrogarsi sul modo in cui produciamo, distribuiamo e condividiamo le risorse. Significa riaffermare il valore della cura della terra, delle persone, delle comunità.


L’evento social: un racconto corale che “invaderà” i social

Accanto agli eventi sul territorio, l’Associazione promuove anche un grande progetto digitale condiviso.

Tutte le Donne del Vino sono state invitate a realizzare uno scatto fotografico che interpreti il tema “Donne, Vino, Cibo”, facendosi ritrarre con un prodotto simbolo del proprio territorio.

Il risultato sarà un mosaico visivo che invaderà i social network trasformando la rete in una grande narrazione collettiva fatta di volti, calici e prodotti simbolo dell’Italia del gusto.


Il concept del logo 2026: Federica Cecchi racconta “Donne, Vino, Cibo”

Il logo 2026 nasce dalla creatività di Federica Cecchi, architetta e wine designer, Donna del Vino toscana, che interpreta il tema attraverso una metafora visiva originale e contemporanea.

«Per il 2026 ho immaginato la Donna del Vino come simbolo di sostenibilità e consapevolezza. Ho voluto rappresentare un legame armonico tra natura, alimento e creatività femminile, trasformando ingredienti semplici in un linguaggio visivo capace di raccontare valori profondi. Gli elementi scelti sono due: broccoli e spaghetti. Non una ricetta, ma una metafora.

Il broccolo richiama salute, benessere e attenzione alla qualità del cibo: è simbolo di un’alimentazione consapevole e di un equilibrio tra tradizione e innovazione. Lo spaghetto, icona della cultura gastronomica italiana nel mondo, rappresenta convivialità, semplicità e identità. Nel logo diventa un filo conduttore: crea movimento, unisce, costruisce legami.

La Donna del Vino 2026 si adorna di vegetali, danza con la natura, gioca con le forme. Verdure e spaghetti diventano simboli di energia, creatività e responsabilità. Il vino accompagna e completa questo racconto, esaltando il cibo e richiamando il profondo legame tra territorio, lavoro umano e cultura.

Sostenibilità e consapevolezza non sono solo scelte etiche, ma stili di vita. Nel logo diventano armonia e movimento: una figura femminile che guarda al futuro, promuove inclusione e dialogo culturale e si unisce idealmente ad altre donne in una rete globale di collaborazione ed empowerment».


La leadership femminile nel vino: meno numerosa, più performante

Il tema “Donne, Vino, Cibo” si intreccia con i dati sulla leadership femminile nel settore vitivinicolo, che raccontano una presenza ancora minoritaria ma altamente performante.

Le donne guidano una quota più contenuta di imprese vitivinicole, ma generano una percentuale di valore superiore rispetto alla loro incidenza sulla superficie agricola utilizzata. Coltivano circa il 21% della SAU e producono il 28% del PIL agricolo: un indicatore che parla di efficacia, non solo di presenza.


Le aziende a guida femminile si distinguono per una maggiore presenza di vini DOC e DOCG e per una spiccata propensione all’export, a conferma di una visione orientata alla qualità e ai mercati internazionali. Mostrano un’attenzione strategica verso marketing, comunicazione ed enoturismo, con un forte orientamento all’esperienza e alla wine hospitality.


Sono inoltre più inclini alla diversificazione, più resilienti nei momenti di crisi e strutturalmente attente alla sostenibilità, con una percentuale più alta di vigneti biologici o in conversione. Il tutto accompagnato da livelli di formazione e qualificazione mediamente superiori alla media del settore.


Si tratta di una leadership meno gerarchica e più collaborativa, capace di integrare competenze e valorizzare il lavoro di squadra. Se l’impresa tradizionale può essere paragonata a un’orchestra sinfonica diretta da un unico maestro, quella guidata da donne assomiglia spesso a un ensemble jazz: ogni voce è riconoscibile, ma il valore nasce dall’ascolto reciproco e dall’armonia del gruppo.


Chi sono Le Donne del Vino 

Le Donne del Vino sono la più grande associazione al mondo dedicata all’enologia femminile. Fondata in Italia nel 1988, conta oggi oltre 1.250 socie tra produttrici, enotecarie, sommelier, ristoratrici, giornaliste, consulenti, architette e professioniste del settore. Presente in tutte le regioni italiane con delegazioni attive, l’associazione promuove la cultura del vino e valorizza il ruolo delle donne lungo tutta la filiera, con un impegno costante su sostenibilità, innovazione, formazione e inclusione.

Tra i progetti più rilevanti:
– D-Vino, che porta l’educazione al vino negli istituti alberghieri e turistici italiani;

–  Essenze di Vite, iniziativa con Ais che prevede la formazione gratuita di sette giovani donne, selezionate in collaborazione con gli Istituti Alberghieri e Turistici.
– il Forum Mondiale delle Donne del Vino, rete internazionale con 12 associazioni estere;
– studi sul gender gap in cantina, campagne contro la violenza di genere e promozione del turismo del vino e dei vitigni autoctoni.

martedì 3 marzo 2026

DIEGO MORRA PRESENTA "IL BEATO": IL PRIMO VERMOUTH DI TORINO A BASE DI VERDUNO PELAVERGA DOC

 


 

IL BEATO è il nuovo Vermouth di Torino firmato Diego Morra.


Un progetto che nasce dall’incontro tra territorio, storia e visione personale. Il nome richiama la figura iconica del Beato Sebastiano Valfrè, profondamente legata a Verduno, dove nacque nel 1629: fu proprio lui a credere nel valore della varietà Pelaverga, contribuendo - si narra - alla diffusione di questo vitigno autoctono nel piccolo comune.


Verduno è oggi il paese del Beato, del Pelaverga e del Barolo. Un luogo simbolo dove tradizione e cultura vitivinicola si intrecciano.


Il progetto Il Beato si sviluppa lungo un ideale filo rosso che unisce Verduno a Torino. Sebastiano Valfrè studiò a Torino, città che è anche la patria storica in Italia del Vermouth e che rappresenta un luogo speciale per Diego Morra e la moglie Francesca, dove si sono incontrati e hanno vissuto: un legame naturale che rende il Vermouth di Torino la forma espressiva più autentica per questo racconto. Il Vermouth è una categoria che l’azienda sente profondamente affine: nasce dal vino, materia prima conosciuta e rispettata, e permette di esprimere gusto personale e libertà creativa. Il Beato è prodotto per essere bevuto come piace a chi lo crea: all’ora dell’aperitivo, a fine pasto, la sera. Un vermouth pensato prima di tutto per il piacere, senza forzature.


Alla base de Il Beato c’è il Verduno Pelaverga DOC, vino di riferimento dell’azienda e varietà identitaria. Freschezza, bevibilità, componente floreale e speziata tipiche del vitigno si ritrovano e sono esaltate anche nel vermouth, che diventa così un ulteriore modo per raccontare e valorizzare una varietà autoctona che sta trovando sempre più spazio e attenzione. Un linguaggio diverso, capace di parlare anche a un pubblico più giovane e curioso.


La produzione è volutamente limitata, poco meno di 1.000 bottiglie, ed è pensata come un fiore all’occhiello: una declinazione che unisce paese, territorio e storia. La ricetta è il risultato di un percorso lungo e accurato, durato quasi tre anni, sviluppato insieme a Francesca e alla distilleria La Cava che ha affiancato l’azienda nella definizione dell’equilibrio finale. L’obiettivo era chiaro: non snaturare il carattere del vino base, mantenendo il vino Verduno Pelaverga centrale, armonizzato con erbe officinali e botaniche selezionate, senza mai renderle dominanti: oltre all’assenzio spiccano la china, la scorza di arancio, il cardamomo, la salvia, la genziana.


Anche l’etichetta contribuisce al racconto: sintetizza il territorio e il suo microclima, protetto dall’arco alpino, e mette in dialogo elementi simbolici forti: Torino e la Mole Antonelliana, icona della città; il Belvedere di Verduno, luogo panoramico noto e riconoscibile; la cantina Diego Morra, ritratta come parte integrante del paesaggio. Il nome Il Beato evoca gioia, pienezza e positività, richiamando anche i colori e l’anima vibrante del Pelaverga.


Il Beato è un Vermouth di Torino che unisce cultura, territorio e visione contemporanea, offrendo una nuova chiave di lettura e una nuova leva narrativa per un vitigno tradizionale e per una denominazione storica, attraverso un prodotto autentico, fresco e profondamente distintivo.



Langhe contemporanee: Diego Morra a Verduno


Nel cuore delle Langhe, a Verduno, c’è una cantina che racconta un Piemonte enologico classico ma contemporaneo, tra profonde radici di famiglia e un progetto chiaro: è la realtà di Diego Morra, viticoltore di nuova generazione che ha scelto di crescere passo dopo passo, rispettando la terra e investendo su un’idea chiara di identità e qualità.

La storia inizia nei primi anni 2000, quando Diego, ancora giovanissimo, inizia a lavorare tra le vigne di famiglia. Diego consolida il patrimonio vitivinicolo dei Morra e lo amplia, affina le tecniche, costruisce una squadra compatta e appassionata e una cantina con un affaccio straordinario tra le colline di Langa. Oggi l’azienda coltiva circa 30 ettari tra Verduno, La Morra e Roddi, nei comuni più vocati per la produzione di Barolo, ma anche per varietà locali come il Pelaverga, il Dolcetto, il Barbera.

La cantina è moderna, essenziale, perfettamente integrata nel paesaggio, costruita con materiali naturali. Ma è tra i filari che si legge davvero l'essenza di Diego Morra: rispetto dei tempi della natura, selezione meticolosa, sostenibilità concreta. L’agricoltura è a basso impatto, praticata con attenzione e cura.

Uno dei progetti più affascinanti è proprio la valorizzazione del Verduno Pelaverga, piccolo grande vitigno autoctono dalle note speziate, che la cantina ha contribuito attivamente a far conoscere a un pubblico internazionale. Accanto, diverse espressioni di Barolo, tutti eleganti e misurati, a partire dal cru Monvigliero, e il metodo classico Avantù, uno spumante rosato da uve nebbiolo nella denominazione Langhe DOC.

Le degustazioni si svolgono con vista sui cru o nella bella barricaia, dove organizzare anche eventi privati; l’accoglienza è calda e giovane.


www.morrawines.com | info@morrawines.com | @diegomorrawinery

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sabato 28 febbraio 2026

“A TAVOLA CON IL RE DEI CUOCHI” A COCCONATO D’ASTI: TRA IL MITO DI ESCOFFIER E IL POLLO ALLA MARENGO

 

 


 

Dal 6 marzo all’18 aprile il calendario delle cene d’autore; i commensali voteranno di volta in volta l’abbinamento più riuscito

Cocconato, incastonata nel cuore del Monferrato in provincia di Asti, si prepara a riscoprire e celebrare le radici enogastronomiche locali con la “A tavola con il re dei cuochi”.

Tra l’inizio di marzo e i primi giorni di aprile, l’incantevole paese, bandiera arancione del Touring Club italiano e inserito tra i Borghi più Belli d’Italia, ospiterà una serie di appuntamenti che intrecciano la storia e la tradizione locale alla grande vocazione alla ricerca e all’alta cucina.


L’iniziativa, frutto della collaborazione tra il Consorzio Cocconato Riviera del Monferrato, l’Associazione Discepoli di Escoffier e il Comune di Cocconato, l’anno scorso aveva avuto al centro la ricetta del fricandò, mentre quest’anno vedrà protagonista il Pollo alla Marengo.


AUGUSTE ESCOFFIER E COCCONATO D’ASTI - Il ciclo di cene si sviluppa lungo un itinerario che non solo valorizza i sapori autentici della tradizione piemontese, a partire dalle materie prime, ma rende anche omaggio a una storica connessione con la cucina francese. Cocconato, infatti, vanta di aver dato i natali al primo collaboratore italiano di Auguste Escoffier, Silvestro Cavallito, che inaugurò nel 1924, presso l’antico locale 'Bottiglieria della Pompa' (oggi Agriturismo Osteria della Pompa), una tradizione che continua ad animare il territorio.


POLLO ALLA MARENGO - Il piatto fu ideato dal cuoco di Napoleone all’indomani della vittoria delle truppe francesi a Marengo e rivisitato da Auguste Escoffier. Il cuoco monferrino Beppe Sardi, membro del consiglio direttivo dell’Associazione Discepoli di Escoffier Piemonte e Valle d’Aosta, spiega: “Il Pollo alla Marengo è un piatto che racconta storia e territorio. Io lo preparo nel rispetto della tradizione. Parto dal pollo: lo seziono, lo infarino leggermente e lo rosolo in olio extravergine finché è ben dorato. In un’altra casseruola faccio un soffritto delicato di cipolla tagliata fine e aglio, poi aggiungo i funghi porcini a tocchetti. Sfumiamo con un buon vino bianco e lasciamo evaporare. A questo punto unisco i pomodori, regolo di sale e pepe e rimetto il pollo in casseruola, lasciandolo cuocere dolcemente finché la carne diventa tenera e la salsa si concentra. A fine cottura inserisco i gamberi, tradizionalmente di fiume, che devono solo scottarsi e restare succosi. A parte preparo il pane casereccio tostato e friggo le uova all’occhio di bue. Per l’impiattamento: dispongo il pollo lateralmente, ben avvolto con la sua salsa. I gamberi li sistemo sopra. Il crostone occupa l’altra metà del piatto e sopra ci adagio l’uovo fritto. È un piatto ricco ma equilibrato, nato semplice e diventato iconico. La chiave è la qualità degli ingredienti e il rispetto dei tempi”.


IL CONTEST - I commensali e un pubblico di esperti saranno chiamati a votare il miglior pollo alla Marengo, trasformando ogni cena in un’occasione di confronto e divertimento, che rievoca un’epoca in cui la cucina era teatro di sperimentazione, innovazioni, confronto e scambi culturali. I cuochi dei diversi ristoranti e i gastronomi e appassionati dell’Associazione Escoffier accompagneranno gli ospiti alla scoperta dei piatti, condividendo suggestioni e dettagli tecnici direttamente ai tavoli. Un’occasione per entrare nel vivo della cucina d’autore e comprendere il legame tra ingredienti, tecniche e tradizione. La cena si conclude con una votazione interattiva: i commensali esprimeranno le loro preferenze sugli abbinamenti attraverso cartoline dedicate.


UN ITINERARIO DI SAPORI E INCONTRI

Il 6–7 marzo si parte da L’Osteria (Cocconato Bell’e Buono) con un menù che propone uovo poché con patate e porri, risotto ai carciofi con caprino e fondo vegetale, Pollo alla Marengo e cheesecake con pere al vino (prenotazioni: 0141 1656565).
Il 13–14 marzo l’appuntamento è all’Osteria della Pompa, dove si potranno gustare gli Antipasti della Pompa, Pollo alla Marengo e pot de crème con nocciolini (prenotazioni: 0141 600075).
Il 20–21 marzo sarà la volta del Cannon d’Oro, con lingua salmistrata in salsa piccantina, soufflé di asparagi con fonduta, Pollo alla Marengo e zuppa inglese (prenotazioni: 0141 907794).
Il 27–28 marzo la rassegna prosegue alla Cantina del Ponte, che proporrà asparagi e carciofi in salsa bernese, riso e gallina, Pollo alla Marengo e savarin alla Escoffier (prenotazioni: 0141 907003).
Il 10–11 aprile la rassegna farà tappa all’Osteria “Il Gheub” con tartare di Fassona, gelato leggero alla senape e tuorlo marinato, ravioli di barbabietola ripieni di patate con crema di Toma di Roccaverano e mandorle tostate, Pollo alla Marengo e dacquoise al gianduia e caramello salato (prenotazioni: 349 6533687).
Chiude il calendario il 17–18 aprile la Locanda Martelletti proponendo tortino tiepido di asparagi e robiola, risotto Carnaroli agli agretti, limone e stracciatella, Pollo alla Marengo e crostatina sablée alle mandorle con crema diplomatica alla vaniglia e fragole fresche (prenotazioni: 0141 907686).


Tutte le cene si svolgeranno alle 20:00.


CUCINA E ARTE - Nel corso delle serate, i ristoranti si trasformeranno in gallerie d’arte temporanee ospitando le opere di Artemide Gallery (Samantha Lessio, Joy Moore, Ornella Manfron e Pasley), di Lara Valentino e di Francesca Zanotto.


Questo il commento di Luigi Dezzani, portavoce del Consorzio Cocconato Riviera del Monferrato: “Dopo il successo dell’anno scorso, siamo felici di proseguire insieme ai Discepoli di Escoffier un percorso che ci consente dir raccontare e valorizzare la tradizione la cucina del Monferrato, che in Cocconato trova una delle massime espressioni. Dopo aver presentato il libro “I menù ritrovati di Auguste Escoffier e Silvestro Cavallito” di Helen Scalisi e Claudio Barisone, edito da Discepoli di Escoffier Piemonte e Val d’Aosta, e aver assegnato dei riconoscimenti ai ristoratori storici del paese, proponiamo una seconda edizione della rassegna, con giovani ristoratori pronti a mettersi in gioco con questo piatto della tradizione, il tutto accompagnato dai vini della nuova generazione di produttori cocconatesi che si sono riuniti nel nostro Consorzio”.


Aggiunge il presidente Piemonte e Val d’Aosta dell’Associazione Discepoli di Escoffier, Franco Bonda: “Lavoriamo per dare sempre più lustro a questa manifestazione e alla nostra Associazione. Attraverso la figura di Silvestro Cavallito, primo discepolo di Escoffier, il legame con Cocconato è evidente. Siamo onorati di far rivivere la tradizione e i piatti di una volta”.


La rassegna si svolge con la collaborazione di Banca di Asti, GrosMarket Asti, Hy-Line e Alessandro Varesio.



Consorzio Cocconato Riviera del Monferrato: un gruppo di imprenditori locali, innamorati del paese iscritto tra i Borghi più belli d'Italia e uniti per la valorizzazione del proprio territorio.

Il compito statutario del Consorzio è quello di promuovere le attività dei soci, le rispettive strutture, i prodotti; valorizzare il turismo e le strutture ricettive di Cocconato; promuovere la partecipazione a eventi locali, nazionali e internazionali; organizzare a Cocconato eventi per la valorizzazione enogastronomica.
Il presidente del Consorzio è Adriano Cavallito, vicepresidente è Paolo Macchia; le aziende associate sono rappresentate nel consiglio di amministrazione.

I soci del Consorzio: Apicoltura Beeo, Apicoltura Vallera, Azienda Agricola Corte, Combriccola Marchetti, Salumificio Ferrero, Maciot, Marové, Cantina Nicola, Poggio Ridente, Benefizio di Cocconito, Distilleria Bosso, Cantina del Ponte, Osteria della Pompa, Fratelli Rocca, Cascina Rosengana, 

Fondato il 15 settembre 2020, il Consorzio Cocconato Riviera del Monferrato ha sede nel centro del paese: qui espone e vende i prodotti delle aziende associate e organizza diverse iniziative come tasting, corsi di degustazione, corsi di formazione, corsi di apicoltura e vari eventi. Gli orari di apertura della sede di Cocconato sono: lunedì e sabato 9-12 / 15-18; domenica 11-17. 


Contatti Consorzio:
Sito Internet: 
www.consorziococconato.com 
Segreteria: Andrea Rocca - 
info@consorziococconato.com | 3394652619

 

 

 


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lunedì 23 febbraio 2026

L’Alta Langa DOCG vola a New York: il 9 e 10 marzo due appuntamenti B2B con 27 produttori

 



Il Consorzio Alta Langa organizza il suo primo evento ufficiale negli Stati Uniti: si terrà il 10 marzo 2026, dalle 11.00 alle 16.00, a Eataly Downtown a New York City

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L’appuntamento B2B, a cui prenderanno parte 27 produttori di Alte Bollicine Piemontesi, segna una tappa significativa nel percorso di consolidamento della denominazione sul mercato statunitense.


Una degustazione a banchi d’assaggio sarà affiancata da due seminari in cui si approfondiranno le radici storiche dell’Alta Langa DOCG, le peculiarità dell’area di produzione e gli elementi distintivi che caratterizzano i suoi vini nel panorama degli spumanti Metodo Classico. I seminari saranno condotti da Juliana Colangelo, wine marketing leader e host di Italian Wine Podcast, insieme ai rappresentanti del Consorzio.


«Portare per la prima volta l’Alta Langa DOCG a New York rappresenta un traguardo importante per la nostra denominazione», dichiara Giovanni Minetti (foto), presidente del Consorzio Alta Langa. «Questo evento ci consente di condividere la nostra storia, il territorio e il lavoro collettivo dei produttori, presentando l’Alta Langa come autentica espressione del Metodo Classico, profondamente radicata nel tempo e nel luogo».





Il programma newyorkese prenderà il via il 9 marzo 2026 con un cocktail di benvenuto, a Terroir Tribeca, tra i wine bar più prestigiosi della città. L’evento, riservato a sommelier, stampa e wine director, offrirà un contesto conviviale e informale dedicato alla degustazione e al confronto, anticipando l’appuntamento principale del giorno successivo. Un’occasione esclusiva per incontrare i produttori e scoprire il carattere distintivo e l’eleganza che connotano i vini Alta Langa DOCG.


Cantine partecipanti: 
Agricola Brandini, Agricola TT, Banfi, Bava, Bera, Borgo Maragliano, Casa E. di Mirafiore, Coppo, Cuvage, Deltetto 1953, Enrico Serafino, Ettore Germano, Fontanafredda, Giuseppe Contratto, La Fusina, Marcalberto, Marco Capra, Marziano Abbona, Mauro Sebaste, Nada Giuseppe, Pecchenino, Tenuta Carretta, Tenuta Il Falchetto, Tenuta Langasco, Tenuta Rocca, Terrabianca, Vite Colte.


In un contesto internazionale sempre più attento agli spumanti identitari e legati al terroir, l’Alta Langa DOCG si conferma una denominazione di forte rilevanza per il mercato contemporaneo. L’attenzione alla purezza del millesimo, ai lunghi affinamenti e all’espressione autentica dell’origine rappresenta un elemento distintivo di grande interesse per i professionisti del settore.



Custodi dell’anima contadina del Piemonte meridionale:

borghi di pietra, pascoli, muri a secco, silenzi luminosi, nocciole, tartufi e nebbie che profumano le notti. Preserviamo riti, ritmi, miti, biodiversità culturale e colturale delle nostre alte colline.
Siamo una comunità fondata su identità collettive. Terre “rare” perché generose: capaci di donare molto a chi sa rispettarle. Custodiamo natura,
storia e umanità in un intreccio indivisibile.
149 comuni, 3 province – Alessandria, Asti, Cuneo
- tra i 250 e gli oltre 900 metri sul livello del mare,
qui nasce l’Alta Langa DOCG, ognuno con il suo accento, la sua memoria, la sua cura.
Coltiviamo un sapere pratico che si tramanda dal XIX secolo
e lo trasformiamo in un unico itinerario gustativo: suoli millenari; Pinot Nero e Chardonnay;
tempo - almeno 30 mesi sui lieviti; altitudine; sempre millesimato.

Siamo Anima. L’anima della festa. La festa del condividere.

 

 

IL CONSORZIO ALTA LANGA

Il Consorzio Alta Langa è stato costituito nel 2001, con l’obiettivo di tutelare un prodotto nato dopo molti anni di ricerche e studi sulla vocazionalità delle aree interessate. Uno spumante nato come progetto sperimentale, riunisce oggi viticoltori e produttori appassionati e lungimiranti che, spinti da un grande orgoglio piemontese, hanno fatto crescere questa denominazione giovane ma con radici profonde che rimandano alla seconda metà dell’800. La grande scommessa, che unisce tutti, è quella di produrre ogni anno un vino spumante di grande qualità, importante e identitario. A dicembre 2025 il Consorzio conta 100 produttori e 90 viticoltori associati e vanta una partnership di lunga data con la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, di cui è Main Sponsor e dove l’Alta Langa DOCG è Official Sparkling Wine, e con il mondo Slow Food, in particolare con la Banca del Vino e con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Il Consorzio è inoltre partner tecnico del Teatro Regio di Torino. L’Alta Langa DOCG è stato nominato “Vino dell’Anno Regione Piemonte” 2025.

 

L’ALTA LANGA DOCG

L'Alta Langa Docg raccoglie l’eredità e prosegue la tradizione del primo metodo classico d’Italia, nato proprio in Piemonte nella seconda metà del 1800. La denominazione ha ottenuto la Doc nel 2002 e il massimo riconoscimento qualitativo della Docg nel 2011, e oggi ha una produzione ancora molto limitata e rappresentata da circa tre milioni di bottiglie.

L’Alta Langa Docg è prodotto con uve Pinot nero e Chardonnay tra il 90 e il 100%, vinificate in purezza o insieme in percentuale variabile; il blend può essere integrato con un 10% di uve da vitigni autorizzati alla coltivazione all’interno dell’area di origine, di colore bianco o nero ma non aromatiche. Le tipologie sono bianco o rosé nelle versioni brut, extra-brut o pas dosé e il vino si avvale di un tempo di affinamento sui lieviti di almeno 30 mesi, come prevede il disciplinare di produzione (60 per la tipologia “Riserva”). Caratteristica distintiva dell’Alta Langa è quella di essere uno spumante esclusivamente millesimato, cioè frutto di un’unica annata: ogni bottiglia riporta sempre in etichetta l’anno della vendemmia, legandosi indissolubilmente alle particolari caratteristiche di quella specifica raccolta, effettuata rigorosamente in modalità manuale e con le uve riposte in piccoli contenitori. Viene prodotto in un territorio alto collinare (440 metri slm l’altitudine media) che abbraccia le province di Alessandria, Asti e Cuneo: una terra che dall’Appennino vede le cime innevate delle Alpi e respira il profumo del mare. Una terra che raccoglie l’eredità tramandata dagli avi e mantenuta intatta per molto tempo senza subire trasformazioni radicali. Un territorio prezioso, da sostenere e da scoprire, con una grande biodiversità. Terra letteraria, terra straordinaria ricca di racconti di resistenza - bellica e culturale -, che ha fatto fronte al cambiamento dei tempi senza perdere memoria e identità.


I NUMERI DEL CONSORZIO E DELL'ALTA LANGA DOCG:

  • Oltre 100 cantine produttrici associate al Consorzio
  • 500 ettari di vigneto tra le province di Alessandria, Asti e Cuneo
  • Il “vigneto Alta Langa” è – in via indicativa - coltivato per 2/3 a Pinot nero e per 1/3 a Chardonnay
  • 3.500.000 bottiglie potenziali prodotte con la vendemmia 2025 (in commercio non prima dell’autunno 2028)
  • Mercato interno: 85%
  • Export: 15%

 

 

venerdì 20 febbraio 2026

BRICCO DELL’UCCELLONE “BRAIDA” 2022 AL 15º POSTO DELLA TOP 100 VINI ROSSI ITALIANI DELLA RIVISTA GENTLEMAN

 

la famiglia Bologna 
 
             

"Braida", con il Bricco dell'Uccellone Barbera d'Asti DOCG 2022, entra anche quest'anno nella classifica dei Top 100 vini rossi italiani stilata da Gentleman.


Il vino della cantina Braida di Rocchetta Tanaro (Asti) si piazza infatti al 15° posto, avendo ottenuto quest'anno i 2 Bicchieri nella guida Vini d'Italia del Gambero Rosso (finalisti), 97 punti dalla Guida essenziale ai vini d'Italia di Daniele Cernilli (che lo conferma per il secondo anno consecutivo Miglior Barbera), 93 punti da I vini di Veronelli, 4 viti e 94 punti nella guida Vitae dell'Associazione Italiana Sommelier (dove è stato inserito nella selezione Grandi Vini), 5 grappoli della guida Bibenda della Fondazione Italiana Sommelier (selezionato tra i 10 migliori vini dell'anno).


La selezione di Gentleman comprende tutti i vini (quest'anno 2.123) giudicati con i massimi punteggi nelle edizioni 2026 di cinque guide e incrocia i risultati di Vini d'Italia del Gambero Rosso (tre bicchieri e vini rari), I vini di Veronelli (tre stelle oro e Grandi esordi), Guida essenziale ai vini d'Italia di Daniele Cernilli (voti dal 95 in su, compresi anche i giudizi pubblicati online sul sito doctorwine.it), Vitae dell'Associazione Italiana Sommelier (Le 4 viti con 94 punti e oltre), Bibenda della Fondazione Italiana Sommelier (5 grappoli).


«Questo piazzamento non è un premio singolo, ma la sintesi dei punteggi delle principali guide italiane - commentano Raffaella e Giuseppe Bologna, proprietari dell'azienda -. Un riconoscimento che, da prospettive autorevoli e diverse, conferma il nostro lavoro tra i riferimenti del vino italiano. Questo risultato nasce in vigna, in cantina, negli uffici e nell’accoglienza, dove ogni giorno si custodisce e si racconta con rispetto l’eredità di Giacomo Bologna. Il Bricco dell'Uccellone è parte della nostra identità: essere tra i 100 migliori rossi italiani, e in una parte così alta della classifica, significa che questa identità è solida e riconoscibile. Non cambia il nostro modo di lavorare, conferma che la strada intrapresa è quella giusta».


Informazioni: www.braida.it


Rocchetta Tanaro, Febbraio 2026


 

 “BRAIDA” DI GIACOMO BOLOGNA 

 

Vino, condivisione e momenti preziosi da non dimenticare: questo è “Braida”.

Un soprannome che l'avo Giuseppe Bologna si guadagnò sui campi di pallone elastico, uno sport tradizionale piemontese, e che ancora oggi accompagna la famiglia. 

Giacomo Bologna ereditò dal padre il nome “Braida” e una piccola vigna di Barbera a Rocchetta Tanaro, e tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta dedicò la sua vita a elevare questo nome e la qualità della Barbera, ottenendo vini e riconoscimenti che hanno fatto la storia dell’enologia italiana e internazionale come La Monella, il Bricco dell’Uccellone, il Bricco della Bigotta, l’Ai Suma in particolare. 

Oggi la quarta generazione “Braida” muove i primi passi nell’azienda di famiglia, che nel frattempo ha oltrepassato il traguardo delle 60 vendemmie e coltiva più di 70 ettari di vigneto tra il Monferrato (dove le radici sono profonde e la Barbera rimane il cuore della produzione) e le Langhe (dove si producono vini bianchi da Chardonnay, Riesling e Nascetta). 

Nella tradizione “Braida”, si valorizzano con orgoglio i vitigni autoctoni piemontesi come Grignolino, Moscato e Brachetto: vini che venivano serviti nella storica trattoria di famiglia nella seconda metà del Novecento e di cui i Bologna sono rimasti innamorati. 

È dai tempi della “Trattoria degli amici” che l’attitudine all’accoglienza li caratterizza, ed è per questo che sono sempre felici di dare il benvenuto agli ospiti a Rocchetta Tanaro, nelle cantine storiche di via Roma, nell’iconica barricaia che accoglie da sempre visite e degustazioni, e nel Wine Resort tra i vigneti, dove ognuna delle sette stanze porta il nome di uno dei vini dell'azienda e si può vivere un’esperienza “Braida” al 100%.

Nel 2024, “Braida” ha ottenuto il prestigioso Marchio Storico di Interesse Nazionale conferito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. 

Questo riconoscimento pubblico è riservato alle aziende italiane che, per oltre mezzo secolo, hanno mantenuto una qualità produttiva d'eccellenza e un forte legame con il territorio, attestando la loro storicità e autenticità.

 

Fondazione: 1961
Proprietari: Giuseppe e Raffaella Bologna
Enologo: Giuseppe Bologna

Regione: Piemonte
Zone: Monferrato e Langa

Denominazioni: DOCG - Barbera d’Asti, Moscato d’Asti, Brachetto d’Acqui; DOC - Barbera del Monferrato DOC, Grignolino DOC, Monferrato rosso DOC, Colli Tortonesi DOC Timorasso, Langhe Nascetta DOC, Langhe Riesling DOC, Langhe Chardonnay DOC, Langhe bianco DOC

Ettari di vigneto: 70 circa
Ettari di bosco: 15

Vini: La Monella, Curej, Bricco dell’Uccellone, Bricco della Bigotta, Ai Suma, Montebruna, Il Bacialé, Limonte GB, Limonte, Timorasso, Brachetto d’Acqui, Vigna Senza Nome, Grappa invecchiata di Bricco dell’Uccellone; Vini di Serra dei Fiori: La Regina, Il Fiore, Re di Fiori, Asso di Fiori