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venerdì 20 febbraio 2026

BRICCO DELL’UCCELLONE “BRAIDA” 2022 AL 15º POSTO DELLA TOP 100 VINI ROSSI ITALIANI DELLA RIVISTA GENTLEMAN

 

la famiglia Bologna 
 
             

"Braida", con il Bricco dell'Uccellone Barbera d'Asti DOCG 2022, entra anche quest'anno nella classifica dei Top 100 vini rossi italiani stilata da Gentleman.


Il vino della cantina Braida di Rocchetta Tanaro (Asti) si piazza infatti al 15° posto, avendo ottenuto quest'anno i 2 Bicchieri nella guida Vini d'Italia del Gambero Rosso (finalisti), 97 punti dalla Guida essenziale ai vini d'Italia di Daniele Cernilli (che lo conferma per il secondo anno consecutivo Miglior Barbera), 93 punti da I vini di Veronelli, 4 viti e 94 punti nella guida Vitae dell'Associazione Italiana Sommelier (dove è stato inserito nella selezione Grandi Vini), 5 grappoli della guida Bibenda della Fondazione Italiana Sommelier (selezionato tra i 10 migliori vini dell'anno).


La selezione di Gentleman comprende tutti i vini (quest'anno 2.123) giudicati con i massimi punteggi nelle edizioni 2026 di cinque guide e incrocia i risultati di Vini d'Italia del Gambero Rosso (tre bicchieri e vini rari), I vini di Veronelli (tre stelle oro e Grandi esordi), Guida essenziale ai vini d'Italia di Daniele Cernilli (voti dal 95 in su, compresi anche i giudizi pubblicati online sul sito doctorwine.it), Vitae dell'Associazione Italiana Sommelier (Le 4 viti con 94 punti e oltre), Bibenda della Fondazione Italiana Sommelier (5 grappoli).


«Questo piazzamento non è un premio singolo, ma la sintesi dei punteggi delle principali guide italiane - commentano Raffaella e Giuseppe Bologna, proprietari dell'azienda -. Un riconoscimento che, da prospettive autorevoli e diverse, conferma il nostro lavoro tra i riferimenti del vino italiano. Questo risultato nasce in vigna, in cantina, negli uffici e nell’accoglienza, dove ogni giorno si custodisce e si racconta con rispetto l’eredità di Giacomo Bologna. Il Bricco dell'Uccellone è parte della nostra identità: essere tra i 100 migliori rossi italiani, e in una parte così alta della classifica, significa che questa identità è solida e riconoscibile. Non cambia il nostro modo di lavorare, conferma che la strada intrapresa è quella giusta».


Informazioni: www.braida.it


Rocchetta Tanaro, Febbraio 2026


 

 “BRAIDA” DI GIACOMO BOLOGNA 

 

Vino, condivisione e momenti preziosi da non dimenticare: questo è “Braida”.

Un soprannome che l'avo Giuseppe Bologna si guadagnò sui campi di pallone elastico, uno sport tradizionale piemontese, e che ancora oggi accompagna la famiglia. 

Giacomo Bologna ereditò dal padre il nome “Braida” e una piccola vigna di Barbera a Rocchetta Tanaro, e tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta dedicò la sua vita a elevare questo nome e la qualità della Barbera, ottenendo vini e riconoscimenti che hanno fatto la storia dell’enologia italiana e internazionale come La Monella, il Bricco dell’Uccellone, il Bricco della Bigotta, l’Ai Suma in particolare. 

Oggi la quarta generazione “Braida” muove i primi passi nell’azienda di famiglia, che nel frattempo ha oltrepassato il traguardo delle 60 vendemmie e coltiva più di 70 ettari di vigneto tra il Monferrato (dove le radici sono profonde e la Barbera rimane il cuore della produzione) e le Langhe (dove si producono vini bianchi da Chardonnay, Riesling e Nascetta). 

Nella tradizione “Braida”, si valorizzano con orgoglio i vitigni autoctoni piemontesi come Grignolino, Moscato e Brachetto: vini che venivano serviti nella storica trattoria di famiglia nella seconda metà del Novecento e di cui i Bologna sono rimasti innamorati. 

È dai tempi della “Trattoria degli amici” che l’attitudine all’accoglienza li caratterizza, ed è per questo che sono sempre felici di dare il benvenuto agli ospiti a Rocchetta Tanaro, nelle cantine storiche di via Roma, nell’iconica barricaia che accoglie da sempre visite e degustazioni, e nel Wine Resort tra i vigneti, dove ognuna delle sette stanze porta il nome di uno dei vini dell'azienda e si può vivere un’esperienza “Braida” al 100%.

Nel 2024, “Braida” ha ottenuto il prestigioso Marchio Storico di Interesse Nazionale conferito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. 

Questo riconoscimento pubblico è riservato alle aziende italiane che, per oltre mezzo secolo, hanno mantenuto una qualità produttiva d'eccellenza e un forte legame con il territorio, attestando la loro storicità e autenticità.

 

Fondazione: 1961
Proprietari: Giuseppe e Raffaella Bologna
Enologo: Giuseppe Bologna

Regione: Piemonte
Zone: Monferrato e Langa

Denominazioni: DOCG - Barbera d’Asti, Moscato d’Asti, Brachetto d’Acqui; DOC - Barbera del Monferrato DOC, Grignolino DOC, Monferrato rosso DOC, Colli Tortonesi DOC Timorasso, Langhe Nascetta DOC, Langhe Riesling DOC, Langhe Chardonnay DOC, Langhe bianco DOC

Ettari di vigneto: 70 circa
Ettari di bosco: 15

Vini: La Monella, Curej, Bricco dell’Uccellone, Bricco della Bigotta, Ai Suma, Montebruna, Il Bacialé, Limonte GB, Limonte, Timorasso, Brachetto d’Acqui, Vigna Senza Nome, Grappa invecchiata di Bricco dell’Uccellone; Vini di Serra dei Fiori: La Regina, Il Fiore, Re di Fiori, Asso di Fiori

 

martedì 17 febbraio 2026

Il museo L’Anima del Vino (Barbera Sei Castelli) nella rete museale di Asti. Bologna: «Ne siamo orgogliosi». Gerbi: «Ogni opera racconta il nostro territorio». Ezio Ferraris: «Le mie opere memoria del tempo»

  



Il museo Lanima del vino”, ospitato allinterno del Centro Enoturistico Il Risveglio del Ceppo” della Cantina Barbera dei Sei Castelli in regione Opessina 41 a Castelnuovo Calcea, entra ufficialmente a far parte di “Musei di Asti” la rete museale di Asti e provincia.

La presentazione ufficiale  è prevista  il 27 febbraio, dalle 18, al Centro Enoturistico, con un evento aperto a tutti a cui seguirà il consueto AperiVino, con l’abbinamento dei vini della Cantina a prodotti tipici del territorio.

L’ingresso del museo “L’Anima del Vino” nel circuito “Musei di Asti” è un riconoscimento importante che valorizza un progetto culturale unico nel suo genere, capace di unire arte, storia, paesaggio, memoria agricola e identità vitivinicola nel cuore dellAstigiano.
 
Lanima del vino” non è un museo tradizionale, ma un luogo di racconto e trasformazione, dove la storia della Barbera d’Asti prende forma attraverso opere darte realizzate con i ceppi di vecchie viti estirpate, restituite a nuova vita grazie alla sensibilità artistica di Ezio Ferraris. Le piante segnate dal tempo diventano sculture che parlano di fatica, stagioni, attese e legami profondi con la terra, offrendo al visitatore unesperienza immersiva ed emotiva.



 Lingresso nella rete museale astigiana rappresenta un passaggio significativo per la Cantina Barbera dei Sei Castelli, che da anni affianca alla produzione vitivinicola un forte impegno nella promozione culturale e territoriale.



«Questo riconoscimento – afferma Maurizio Bologna, presidente della Cantina – ci rende particolarmente orgogliosi perché conferma la bontà di una visione che va oltre il vino come prodotto. Lanima del vino” è un progetto che parla di identità, di rispetto per il lavoro dei vignaioli e di valorizzazione del nostro territorio. Entrare nella rete museale significa condividere questo patrimonio con un pubblico ancora più ampio».
 
Sottolinea il valore simbolico e tecnico del museo Enzo Gerbi, direttore enologo della Cantina: «Ogni ceppo racconta una storia agricola precisa, fatta di scelte, di climi, di annate, di uomini e donne. In questo museo il vino non è presente solo nel calice, ma è ovunque, nella materia, nelle forme, nellenergia che queste opere trasmettono. È un modo diverso e profondo di raccontare la Barbera d’Asti e il lavoro che c’è dietro a ogni sorso, dalla vigna alla Cantina».
 
Al centro del progetto c’è lo sguardo artistico di Ezio Ferraris, artista di Agliano Terme e autore delle opere esposte: «Ho sempre pensato che le vecchie viti non muoiano mai per davvero. Nei loro ceppi resta impressa la memoria del tempo. Trasformarli in opere darte ha significato, per me, ascoltare ciò che hanno ancora da dire e restituire loro una voce. Il fatto che questo museo entri nella rete museale è un segnale forte: la cultura contadina può dialogare con larte ed essere riconosciuta come patrimonio condiviso».
 
Con lingresso nella rete museale di Asti e provincia, Lanima del vino” si consolida come punto di riferimento per un turismo culturale ed enogastronomico attento, consapevole e profondamente legato al territorio. Un luogo dove il vino continua a raccontarsi, anche quando non è più vino, ma memoria viva trasformata in arte.

Altre info: https://www.barberaseicastelli.it/museo








martedì 20 gennaio 2026

Marina Mortara Marsaglia è la nuova delegata delle Donne del Vino Piemonte


 

Produttrice del Roero, resterà in carica per il triennio 2026/2028. La affiancheranno la sommelier Pier Carla Negro (Alessandria) e la produttrice e avvocato Anna Sertorio (Nord Piemonte) in qualità di vice



Marina Mortara Marsaglia  è la nuova delegata delle Donne del Vino del Piemonte. Produttrice, imprenditrice agricola e figura di riferimento del Roero, è stata eletta ieri sera nel corso dell’assemblea regionale che si è svolta alla Locanda in Cannubi di Barolo, in un clima di festa e condivisione che ha idealmente segnato il passaggio di consegne con l’ex delegata Ivana Brignolo Miroglio. Un momento simbolico e concreto insieme, che apre una nuova fase per una delle delegazioni più numerose e attive dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino.




Accanto alla nuova Delegata, il Piemonte delle Donne del Vino potrà contare su una squadra solida: Pier Carla Negro, sommelier di Alessandria, e Anna Sertorio, avvocata e produttrice di Podere Ai Valloni a Boca, ricopriranno il ruolo di vice delegate. Francesca Poggio, produttrice di Gavi, siede invece nel Consiglio nazionale: è stata appena riconfermata vice presidente vicaria nel nuovo mandato della presidente Daniela Mastroberardino.


Il nuovo corso si apre nel segno della gratitudine verso Ivana Brignolo Miroglio, che conclude sette anni di delegazione caratterizzati da impegno e grande capacità di fare rete: «Ha contribuito in modo determinante – l’ha ringraziata la nuova delegata – allo sviluppo e alla visibilità delle Donne del Vino in Piemonte».


Oggi la Delegazione piemontese rappresenta una delle realtà più numerose e articolate a livello nazionale: 123 socie su circa 1.200 Donne del Vino in Italia. Un mosaico professionale ricco e trasversale che comprende 65 produttrici, 2 rappresentanti di azienda, 7 ristoratrici, 20 sommelier, 14 giornaliste, 6 socie onorarie e 15 professioniste impegnate in attività diverse, a testimonianza di una filiera ampia e inclusiva.


Con la nomina di Marina Mortara Marsaglia, le Donne del Vino del Piemonte si aprono a una nuova fase, in un territorio dove il vino è storia e identità. Un momento di cambiamento profondo per il settore, che chiede nuove competenze, sensibilità e capacità di evolvere senza perdere le proprie radici.


Chi è Marina Mortara Marsaglia

Il percorso imprenditoriale di Marina Mortara Marsaglia è fatto di scelte consapevoli, visione e lavoro sul campo, costruiti nel tempo con determinazione. Tutto inizia a Castellinaldo, quando Marina incontra Emilio Marsaglia mentre è iscritta alla Facoltà di Agraria. «Con lui abbiamo fatto un progetto di vita», racconta. È il 1983 quando prende una decisione chiave: trasformare l’azienda agricola di famiglia del marito in una vera e propria azienda vitivinicola. Nasce così Cantina Marsaglia. Una scelta coraggiosa, accompagnata da una visione chiara: puntare sull’Arneis, vitigno allora non ancora protagonista, e costruire attorno ad esso un’identità forte, lavorando su marketing, immagine e posizionamento. Un percorso che ha contribuito in modo significativo alla valorizzazione del Roero e dei suoi vini. Nel 2011 in azienda entrano anche i figli Monica ed Enrico, segnando un passaggio generazionale fondato sulla continuità e sull’innovazione.





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mercoledì 14 gennaio 2026

Daniela Mastroberardino rieletta presidente nazionale de Le Donne del Vino Secondo mandato 2026–2028: identità, formazione e cultura del vino al centro

 


 

Daniela Mastroberardino è stata rieletta presidente dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino per il triennio 2026-2028. Dopo il primo mandato (2023–2025), il nuovo Consiglio le ha rinnovato all’unanimità la fiducia riconoscendone la visione, la capacità di guida e il lavoro svolto in questi anni di crescita e trasformazione dell’Associazione.


Imprenditrice del vino, ambasciatrice della cultura enologica campana e italiana, Daniela Mastroberardino guida insieme al fratello l’azienda Terredora Di Paolo, realtà simbolo della valorizzazione dei vitigni autoctoni dell’Irpinia.


«Un secondo mandato non è un punto di partenza, ma un momento di consapevolezza – ha dichiarato –. È il tempo di riconoscere il cammino fatto e di scegliere, con ancora più responsabilità, la direzione futura».


Accanto alla presidente, il nuovo Consiglio nazionale vede la riconferma delle vice presidenti Francesca Poggio (Piemonte, vicaria), Marianna Cardone (Puglia), Paola Longo (Lombardia), e un gruppo eterogeneo che rappresenta l’Italia del vino in tutte le sue competenze e territori: Roberta Urso (Sicilia) Federica Cecchi (Toscana), Maria Teresa Santaguida (Calabria), Dominique Marzotto (Sicilia), Cristiana Cirielli (Friuli Venezia Giulia), Antonietta Mazzeo (Emilia Romagna), Floriana Risuglia (Lazio), Lorella Di Porzio (Campania).


Elette anche le probiviri: Romina Togn (Trentino Alto Adige), Marzia Morganti Tempestini (Toscana) e Michela Guadagno (Campania).


                                                    Daniela Mastroberardino 



Un’associazione in crescita, con radici forti

Nel triennio appena concluso, Le Donne del Vino hanno conosciuto una crescita significativa: dalle circa 1.000 socie del 2023 alle 1.250 di oggi. Un’evoluzione che ha ampliato il profilo dell’Associazione, accogliendo nuove professionalità di comunicatrici, architette, avvocate, esperte di marketing accanto a produttrici, che sono cuore fondante del progetto, ristoratrici, sommelier e giornaliste.


Il nuovo mandato si apre in una fase delicata per il settore vitivinicolo, segnata da un rallentamento dei consumi e da profondi cambiamenti culturali e sociali: «Per questo sentiamo ancora più forte la responsabilità di lavorare sulla diffusione di una cultura del bere consapevole, capace di parlare ai giovani e di investire sulla formazione come strumento di futuro», afferma Daniela Mastroberardino.


Un impegno che si traduce nello sviluppo del Progetto D-Vino, pensato per gli studenti degli Istituti Turistici e Alberghieri, con l’obiettivo di trasmettere il valore del vino come patrimonio culturale, espressione di territori, competenze e responsabilità.


Parallelamente, l’Associazione intende rafforzare il proprio ruolo di voce autorevole nel dibattito pubblico, affrontando temi centrali come la sostenibilità, la responsabilità sociale e l’evoluzione degli stili di consumo. Proseguirà inoltre il lavoro di consolidamento della rete internazionale e del dialogo tra le donne del vino nel mondo, nella convinzione che il confronto globale rappresenti una leva fondamentale di crescita culturale e professionale.


Uno sguardo già proiettato al 2028, anno in cui l’Associazione celebrerà i 40 anni dalla fondazione, traguardo simbolico che segnerà una nuova tappa nella storia associativa.


Chi sono Le Donne del Vino 

Le Donne del Vino sono la più grande associazione mondiale di enologia al femminile. Fondata nel 1988, conta oggi 1.250 socie tra produttrici, enotecarie, sommelier, ristoratrici, giornaliste, architette, avvocate e professioniste del settore. È presente in tutte le regioni italiane attraverso delegazioni attive e coordinate. Associazione senza scopo di lucro, Le Donne del Vino promuovono la cultura del vino e il ruolo delle donne lungo tutta la filiera vitivinicola. Realizza studi sul gender gap in cantina, incentiva l’adozione del vetro leggero e collabora con università e enti formativi per offrire percorsi di aggiornamento e alta formazione, soprattutto nei settori del marketing e della comunicazione. Dal 2021 ha avviato il progetto D-Vino, un’iniziativa che porta l’insegnamento del vino negli istituti alberghieri e turistici italiani, con una partecipazione sempre più ampia delle regioni. Le Donne del Vino valorizzano l’identità locale attraverso progetti culturali come il primo ricettario italiano ispirato al vino e ai vitigni autoctoni, le degustazioni dedicate ai “vitigni reliquia” e ai “vigneti antichi”, e la promozione del turismo del vino. Dal 2019 Le Donne del Vino hanno avviato una storica partnership internazionale con 12 associazioni estere del vino al femminile, dando vita al Forum Mondiale delle Donne del Vino, un appuntamento annuale di confronto sui grandi temi del settore. L’ultimo incontro a Roma nel novembre 2024. Da sempre impegnata nel sociale, l’associazione contrasta la violenza sulle donne con campagne di sensibilizzazione, convegni e raccolte fondi. Scopri di più sul sito www.ledonnedelvino.com, sul blog ufficiale e su D-News, l’inserto mensile allegato al Corriere Vinicolo.

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lunedì 12 gennaio 2026

Per i vini piemontesi arriva l’indicazione geografica “Piemonte”, già approvata dai Consorzi di Tutela


«Occasione imperdibile per fare realmente squadra e promuovere il nostro sistema vino in Italia e nel mondo». Se ne parlerà anche a “Grandi Langhe e il Piemonte delvino”, la rassegna vinicola in calendario dal 26 al 27 gennaio a Torino

Nato da un’idea del Consorzio Piemonte Land of Wine, l’ente che

raggruppa i Consorzi vitivinicoli piemontesi di cui è presidente Francesco

Monchiero (foto), l’indicazione geografica “Piemonte”, che potrà essere inserita

in etichetta insieme alle grandi denominazioni vinicole piemontesi

è uno dei progetti più ambiziosi degli ultimi anni per la promozione del vino del Piemonte .

Se ne parlerà anche a “Grandi Langhe e il Piemonte del vino”, la vetrina

del vino piemontese in programma dal 26 al 27 gennaio negli spazi delle

OGR di Torino, capace di richiamare migliaia di operatori, buyer e

rappresentanti della stampa e dei media specializzati da tutto il mondo.

L’ idea alla base del progetto è chiara: promuovere le grandi

denominazioni piemontesi — dalle Langhe al Monferrato, all’Astigiano , al

Roero e all’ Alto Piemonte — non solo attraverso le loro identit à

specifiche, ma anche sotto un’unica indicazione geografica “ombrello ” ,

appunto Piemonte, capace di raccontare in modo immediato il valore

complessivo di una regione che rappresenta una delle eccellenze

assolute del vino italiano.

Non a caso proprio pochi giorni fa il Golden Vines Report 2025 ,

documento frutto di sondaggi realizzati in 110 Paesi con il contributo di

oltre 830 professionisti tra importatori, wine writer, Master of Wine,

sommelier, distributori, ristoratori, Case d’A ste , ha eletto il Piemonte a

regione vitivinicola più promettente e attrattiva per il 2026 a livello

mondiale, davanti a Champagne, Borgogna e Toscana. Non è poco.

« Il Piemonte del vino è un sistema straordinario per qualit à , storia e

diversit à - annota Monchiero — , ma oggi più che mai - avverte -

dobbiamo essere in grado di presentarci in modo coordinato. La

l’indicazione geografica “Piemonte” nasce per affiancare, non per

sostituire, le singole denominazioni, offrendo loro una piattaforma

comune di visibilit à e di promozione. La rassegna Grandi Langhe -

aggiunge il presidente di Piemonte Land of Wine - nata dall’iniziativa dei

Consorzi del Barolo, Barbaresco e Roero e poi, grazie alla collaborazione

con Piemonte Land, allargata a tutti gli altri territori vitivinicoli

piemontesi, dimostra come fare squadra paghi in termini di visibilità,

massa critica e potere contrattuale in tema di comunicazione e

promozione. Sulla scorta anche di altre vetrine vinicole simili, come il​

Grands Jours del Bourgogne (appuntamento che presenta tutta la

produzione vinicola nel cuore della Borgogna) - dice Monchiero -,

abbiamo imparato che operare in team fa bene a tutti, alle

denominazioni più blasonate come a quelle emergenti, perché in un solo

evento possiamo presentare l’intera potenzialità e la splendida varietà e

creatività di un sistema vino Piemonte che è sempre più attrattivo e

accattivante, come qualità e sostenibilità dell’offerta anche in termini di

paesaggio, ambiente e turismo» .

Un’ esigenza, quella dell’indicazione geografica “Piemonte”, sospinta

anche dall ’ evoluzione dei mercati internazionali, dove la competizione è

sempre più intensa e la capacit à di farsi riconoscere diventa decisiva.

« Spesso, all’ estero, consumatori e professionisti riconoscono prima la

regione che la singola doc o docg. Piemonte è già sinonimo di grandi vini:

strutturare questa percezione e trasformarla in un vero progetto di

comunicazione significa dare più forza a tutti»sottolinea il presidente di

Piemonte Land of Wine .

L’iniziativa prevede azioni di promozione integrate, dalla partecipazione

coordinata a fiere ed eventi internazionali, fino a iniziative di

comunicazione e incoming, con l’ obiettivo di raccontare il Piemonte come

un mosaico di territori uniti da valori comuni: qualità , identità ,

sostenibilità e legame profondo con il paesaggio. 

Un paesaggio che, nella maggioranza delle sue aeree vitivinicole, è riconosciuto, già dal 2014,

ben prima di altre zone di pregio italiane e europee, come Patrimonio

dell ’ Umanità UNESCO . Un elemento , questo, che rafforza ulteriormente il

posizionamento dell’indicazione geografica “Piemonte” nel mondo e che,

come segnalano recenti indagini, ha avviato flussi turistici importanti e

promettenti legati anche alla produzione vinicola oltre che alla

ristorazione e agli altri appeal di territorio, dalle città d’arte al trekking,

dal benessere della “green therapy” alla riscoperta di borghi antichi .

« Non si tratta solo di marketing — tiene a precisare Monchiero — . È

anche una visione strategica. Mettere insieme le denominazioni significa

essere più incisivi sui mercati lontani e dialogare con interlocutori

internazionali in modo più strutturato» .

La possibilità di aggiungere  l’indicazione geografica “Piemonte” sulle

etichette dei vini piemontesi, già approvata e inserita nei disciplinari di

quasi tutti i Consorzi di tutela, rappresenterà , dunque, un momento

chiave per condividere il progetto con produttori, consorzi e operatori del

settore, raccogliendo contributi e costruendo un percorso realmente

condiviso. « Vogliamo che l’indicazione Piemonte sia una casa comune un progetto

 aperto, capace di crescere nel tempo e di accompagnare il vino

piemontese nelle sfide dei prossimi anni» conclude Monchiero.

Con il progetto di indicazione geografica “Piemonte”, il Consorzio

Piemonte Land of Wine lancia quindi un messaggio chiaro: l ’ identità dei

grandi vini piemontesi passa dalla valorizzazione delle differenze, ma​

anche dalla capacità di presentarsi uniti, parlando al mondo con una voce sola.