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mercoledì 12 febbraio 2020

Promuovere insieme il Monferrato - Firmata la costituzione dell’Associazione Temporanea di Imprese tra le Associazioni di Produttori sotto la guida del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato



Si chiama “Solo Autoctoni” il programma di promozione

sviluppato nell’ambito del Psr sottomisura 3.2 che
supporta il rinnovamento dell’Associazione 
temporanea di imprese (Ati) del Monferrato del vino 


Un organismo che mette assieme, per il tempo del piano di sviluppo rurale, il promotore Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, il capofila rappresentato dall’Associazione Produttori del Nizza, l’Associazione Produttori Ruché di Castagnole Monferrato Docg, l’Associazione Produttori Grignolino d’Asti Doc e l’Associazione Produttori Albarossa, unite per concertare strategie di promozione e comunicazione. 

Un progetto che vale 300.000 euro e che sostiene, in una logica di collaborazione, le iniziative promosse dalle singole denominazioni, dagli eventi per il pubblico, agli incoming con i giornalisti di settore, alle degustazioni.
Operazioni necessarie per imprimere impulso e forza al nome del Monferrato e alle sue eccellenze enologiche.

Partner food del progetto anche il Consorzio di Tutela del Formaggio Toma Piemontese Dop. «Il ruolo di coordinamento del Consorzio in questa operazione è un segnale molto importante nei riguardi di quella galassia vinicola che definisce il Monferrato come un territorio unico al mondo – commenta Filippo Mobrici, Presidente Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato – Soltanto muovendosi assieme e in sinergia è possibile promuovere concretamente tutte le denominazioni con uguale efficacia. È nostro obiettivo cercare di concertare strategie comuni che abbiano al centro l’eccellenza dei nostri vini e il potenziale turistico, economico e di immagine che possono esprimere». 

«L’ATI, della quale il Nizza è capofila, è lo strumento scelto per poter accedere a quei fondi che contribuiranno a finanziare le attività svolte durante il 2020 per la promozione – spiega Gianni Bertolino, Presidente Associazione Produttori del Nizza – Nel caso della nostra denominazione, ‘Orizzonte Nizza’, ‘Nata il primo luglio’ e ‘Forum Nizza’ sono solo alcuni degli eventi ai quali verranno destinati i fondi europei e regionali. Ritengo inoltre che questa associazione temporanea possa essere il motivo per avviare una collaborazione volta alla creazione di un ideale percorso nel Monferrato alla scoperta delle sue denominazioni d’eccellenza e delle manifestazioni aperte al pubblico. Il Monferrato, storicamente una delle zone più vocate alla coltura della vite e alla produzione di vini che hanno fatto la storia dell’enologia italiana, fortunatamente non è una zona viticola mono-vitigno e i produttori non l’hanno dimenticato».

«Sono molto soddisfatto di questo nuovo accordo – commenta Luca Ferraris, Presidente Associazione Produttori Ruché – La collaborazione sinergica tra associazioni di produttori ha portato a risultati forti e evidenti, un vero e proprio impulso ai numeri delle denominazioni che, per quanto riguarda il Ruchè, si esprime in primo luogo nel traguardo del milione di bottiglie». 

«La ricostituzione dell’associazione, dopo la positiva esperienza di due anni fa, è un segnale importante – dice Dante Garrone, Presidente Associazione Grignolino – Un’occasione che consente a ciascuno di maturare nuova esperienza e di aprire nuove occasioni per tutte le denominazioni. 

È il momento giusto per agire in questa direzione». «Un’esperienza che replichiamo con grande interesse e che auspichiamo possa continuare a avere seguito in futuro – asserisce Alberto Chiarlo, Presidente Associazione Produttori Albarossa – Il progetto dell’associazione permette anche alle denominazioni più giovani di partecipare a eventi di prima importanza, grazie a una visione comune e a una collaborazione virtuosa che promuove il territorio in maniera unitaria e globale.



domenica 2 febbraio 2020

AGRICOLTURA E CREDITO: LE BANCHE ITALIANE SCOMMETTONO SULLE DONNE DEL VINO


PRESENTATA A WINE&SIENA INDAGINE DELL’UNIVERSITÀ SENESE SULL’ACCESSO AL CREDITO DELLE IMPRENDITRICI VINICOLE: «IN SITUAZIONI ECONOMICHE FAVOREVOLI, IL GENDER GAP SCOMPARE»
Le banche scommettono sulle Donne del Vino. Un’analisi dell’Università di Siena su un campione di imprenditrici femminili dell’Associazione nazionale Le Donne del Vino rivela che il gender gap del credito negato alle donne, per la prima volta in Italia, fa segnare dati in controtendenza. La ricerca è stata presentata alla Monte dei Paschi all’apertura di Wine&Siena, evento organizzato da Hunter HelmuthKöcher, presidente del Merano WineFestival e da Confcommercio Siena.

 Lorenzo Zanni 

La piccola luce individuata dal professor Lorenzo Zanni e dal suo staff dell’Università senese sul tema “donne e accesso al credito”, storico handicap delle imprese al femminile, mostra le prime avvisaglie di un cambiamento di rotta. L’indagine si è svolta nel 2019 e ha riguardato 167 rispondenti fra le 890 Donne del Vino. L’associazione, presieduta da Donatella Cinelli Colombini, comprende produttrici di vino, titolari di ristoranti, enoteche, professioniste attive come sommelier, giornaliste e esperte presenti in tutte le regioni italiane.  
«Vedere la luce alla fine del tunnel non è una cosa da poco: significa che è possibile uscire dal buio dei problemi e arrivare a una situazione più favorevole» ha commentato Donatella Cinelli Colombini.
Vediamo nel dettaglio i risultati dell’analisi. Il questionario è stato sottoposto alle 890 Donne del vino italiane: hanno risposto 167 socie di cui 127 con cantina. Il 56,9% delle risposte sono arrivate dal Nord Italia. Il 65% delle intervistate ha chiesto un credito negli ultimi 10 anni, spesso il finanziamento è inferiore alle attese ma solo il 3% si è vista negare l’erogazione. Da notare l’alta percentuale delle imprese che si sono basate solo sul proprio capitale. Colpisce che siano state soprattutto le imprese più piccole, quelle sotto i due milioni di fatturato annuo, a cercare l’aiuto delle banche. Si tratta di una dimostrazione di grande dinamismo perché questo denaro è stato impiegato per nuovi investimenti (72%) e non per la conduzione aziendale. La richiesta di credito è legata alla volontà di accrescere qualità, remuneratività e dimensione produttiva. A posteriori gli stessi obiettivi permangono anche oggi mentre è cresciuta la sensibilità ambientale e l’interesse per l’export ad ampio raggio. Il 50% del campione ha richiesto il credito a banche locali, il 41,8% a banche ed istituti di credito nazionali e il 4,7% ad altre fonti di finanziamento.
L’identikit della Donna del Vino con cantina che ha fatto richiesta di credito ci mostra una titolare o una responsabile di un settore dell’azienda di famiglia. Ha un’età media di 42 anni con circa 12 di esperienza nell’impresa. Nel 52% dei casi ha in tasca una laurea e per la quasi totalità (90,7%) un’esperienza professionale precedente in un settore diverso. 
Fra le Donne del Vino che hanno risposto, «l’esser donna non sembra aver influenzato negativamente l’accesso al credito, ma questa percezione può riflettere la composizione del campione delle intervistate: livello di istruzione elevato, donne mature e con un’esperienza decennale nell’azienda, spesso proprietarie della stessa, con una tradizione familiare alle spalle, coinvolte in un’associazione di donne imprenditrici» ha detto il professor Zanni che insieme a Elena Casprinie Tommaso Pucci, ha effettuato lo studio.
Se l’accesso ai finanziamenti non risulta un tabù per le imprese del vino al femminile, le donne dichiarano comunque una certa difficoltà a gestire le relazioni con il mondo del credito mentre emerge «un atteggiamento “prudente” con un livello di leva finanziaria non troppo elevato. Si ricorre quasi unicamente al credito bancario e in genere si bilancia la richiesta di credito a banche locali e nazionali»ha rilevato Zanni dando un giudizio positivo, anche se forse troppo prudente, al management femminile del vino. 


L’analisi deve sicuramente tenere presente del momento favorevole dell’agricoltura e del vino italiano: «Un risultato che scaturisce anche dall’andamento anticiclico dell’agricoltura rispetto alle difficoltà dell’economia italiana» ha sottolineato la presidente delle Donne del Vino mettendo in evidenza come «le cantine italiane, negli ultimi 5 anni, abbiano accresciuto fatturati e margini (+3,9% e + 5,8%), hanno esportato di più e hanno visto salire il valore delle vigne dell’1,2% ogni anno, un dato quest’ultimo che nelle zone più vocate è schizzato alle stelle». Uno scenario che le banche leggono molto favorevolmente a cui si aggiungono le ottime performance delle manager femminili green: «Le donne dirigono imprese che coprono il 21% della superficie agricola coltivabile SAU ma producono il 28% del Pil agricolo italiano. In Europa, il 42% di chi lavora in agricoltura e donna pari a oltre 26 milioni di persone» ha ricordato la produttrice siciliana Lilly Fazio.
Ecco spiegato perché il campione delle Donne del Vino, quasi un’élite dell’enologia al femminile, ha mostrato la luce alla fine del tunnel del gender gap sul credito alle imprese in rosa. «Un gap che comunque esiste» precisa il professor Zanni presentando gli esiti dell’indagine. Situazione giustamente sottolineata da Donatella Prampolini, vice presidente nazionale Confcommercio, dal presidente della Confcommercio di Siena Stefano Bernardini e della Camera di Commercio di Siena e Arezzo Massimo Guasconi e persino dalla moderatrice del convegno la giornalista e donna del vinoAnna Di Martino.
In effetti il Global Gender Gap Report del 2018 mette l’Italia è a 70° posto su 149 Paesi e l’Istat usando i dati INPS ha rivelato che esiste una forbice fra il salario maschile e femminile che va dal 4% del settore pubblico, al 20% nelle imprese private fino al 38% fra i liberi professionisti.
Studi anche recenti come quelle di Swg per Cna “Donne, imprenditoria e accesso al credito” o “Il cibo è donna - Il fattore rosa secondo Pink Lady” mostravano come il 47% del campione lamentasse difficoltà nell’accesso al credito, evidenziando un gender gap diffuso anche su altri comparti economici come quello artigianale e nel commercio.
IL 2020 DEDICATO A DONNE, VINO E AMBIENTE
L’Associazione Nazionale Le Donne del Vino si prepara a un intenso calendario di attività per il 2020: il tema scelto per quest’anno è Donne, Vino e Ambiente con l’avvio del progetto “Donne in classe A” con Enea Federsco sull’innovazione e il risparmio energetico in cantina.
Prossimo appuntamento con la tradizionale Festa delle Donne del Vino (dal 1° al 14 marzo) con eventi in tutta Italia.  A Vinitaly (19-22 aprile), le Donne del Vino saranno protagoniste di una degustazione internazionale guidata dal giornalista Ian D’Agata. In maggio, due donne del vino avranno l’opportunità di volare in Canada per partecipare alla giuria della Sélectionsmondialesdesvins Canada che si svolge ogni anno in Québec sotto la direzione di Nancy Rossi. A fine giugno, il meeting nazionale si terrà nelle vigne di Langhe-Roero e Monferrato Patrimonio dell'Umanità Unesco (26-27-28 giugno). In autunno, infine, ci sarà la premiazione del Personaggio dell’Anno.
CHI SONO LE DONNE DEL VINO
Le Donne del vino sono un’associazione senza scopo di lucro che promuove la cultura del vino e il ruolo delle donne nella filiera produttiva del vino. Nata nel 1988, conta oggi quasi 900 associate tra produttrici, ristoratrici, enotecarie, sommelier e giornaliste. Le Donne del vino sono in tutte le regioni italiane coordinate in delegazioni. Altre info sul sito e sul blog: www.ledonnedelvino.com

mercoledì 29 gennaio 2020

UNIONCAMERE PIEMONTE:NATI-MORTALITÀ DELLE IMPRESE: -1.517 AZIENDE NEL 2019 In crescita solo “altri servizi” e “turismo”



La performance peggiore viene registrata dalle imprese dell’agricoltura e del commercio

In base ai dati del Registro imprese delle Camere di commercio, emerge come nel 2019 siano nate 25.972 aziende in Piemonte, a fronte delle 24.156 nuove iscrizioni registrate nel corso del 2018. Al netto delle 27.489 cessazioni (valutate al netto delle cancellazioni d’ufficio, in leggero aumento rispetto alle 26.136 del 2018), il saldo appare negativo per 1.517 unità.

Lo stock di imprese complessivamente registrate a fine dicembre 2019 presso il Registro imprese delle Camere di commercio piemontesi ammonta così a 428.457 unità, confermando il Piemonte in 7ª posizione tra le regioni italiane, con il 7,0% delle imprese nazionali.

Il bilancio tra nuove iscrizioni e cessazioni si traduce in un tasso di crescita del -0,35%, lievemente migliore rispetto al dato registrato nel 2018 (-0,45%), e ancora in controtendenza rispetto alla media italiana (+0,44%) del 2019. Tra le regioni, la crescita più sensibile in termini assoluti si registra, ancora una volta, nel Lazio (con 9.206 imprese in più rispetto al 2018, corrispondenti a un tasso di crescita dell’1,4%, il migliore tra le regioni), seguito da Campania (5.746) e Lombardia (+5.073). Sul fronte opposto, oltre al Piemonte (-1.517), sono Emilia-Romagna (-1.431) e Marche (-909) le regioni che hanno fatto segnare le contrazioni più apprezzabili nel numero di imprese registrate mentre, in termini percentuali, a segnare maggiormente il passo è stato il Friuli Venezia Giulia (-0,7%).

“Il tasso di crescita delle imprese piemontesi è ancora negativo, e soprattutto in controtendenza rispetto al dato italiano: nel 2019 abbiamo perso oltre 1.500 imprese. L’ossatura del sistema produttivo regionale continua, infatti, ad essere costituita soprattutto da aziende di piccole e medie dimensioni, pur ospitando anche realtà più grandi: sicuramente la frammentazione produttiva non ha aiutato le imprese del territorio a resistere al meglio alle prolungate difficoltà. Le Camere di commercio, in sinergia con gli altri attori istituzionali, continueranno a offrire tutti gli strumenti necessari per porre fine a questo trend, grazie a servizi di accompagnamento all’imprenditorialità, match tra domanda e offerta lavorativa e know how innovativo” commenta Vincenzo Ilotte, Presidente Unioncamere Piemonte.

Non emergono novità di rilievo analizzando la natimortalità delle imprese per classe di natura giuridica. A conferma di un trend ormai consolidato, infatti, il bilancio del tessuto imprenditoriale resta positivo quasi esclusivamente per merito delle imprese costituite in forma di società di capitale, che hanno registrato nel 2019 un tasso di crescita del +2,58%. Continuano a ridursi, invece, le società di persone (-2,19%) e le ditte individuali (-0,56%), stabile invece l’aggregato delle altre forme (-0,04%).

Valutando i tassi annuali di variazione percentuale dello stock delle imprese registrate per settori di attività economica, si osserva come, anche nel 2019, gli altri servizi abbiano sperimentato la performance migliore (+1,44%), seguiti dal comparto del turismo (+0,51%). Negativo l’andamento segnato da tutti gli altri comparti. In particolare l’agricoltura (-1,76%) e il commercio (-1,60%) registrano le contrazioni più elevate. L’industria in senso stretto evidenzia un tasso di variazione del -1,19%; meno intenso il calo delle costruzioni (-0,38%)


Le imprese artigiane nel 2019
Concentrando l’attenzione sull’aggregato costituito dalle imprese artigiane emerge come, anche nel 2019, queste realtà costituiscano una fetta importante del tessuto produttivo regionale e nazionale.

Le oltre 115mila aziende artigiane presenti sul territorio piemontese rappresentano circa il 27% delle imprese totali della regione. La presenza artigiana risulta più forte nel nostro territorio rispetto alla media delle altre regioni italiane. A livello nazionale, infatti, l’artigianato raccoglie il 21,3% delle realtà imprenditoriali.

L’anno appena concluso è stato ancora critico per questa parte del sistema imprenditoriale locale che ha registrato un tasso di crescita del -0,51%, risultato lievemente peggiore rispetto a quello del tessuto imprenditoriale preso nel complesso, ma in miglioramento se confrontato con la performance evidenziata dalle aziende artigiane nel 2018 (-1,12%).




GRANDI LANGHE 2020: OLTRE 2 MILA PROFESSIONISTI DEL VINO DA 34 PAESI DEL MONDO



LA DUE GIORNI DI DEGUSTAZIONI AD ALBA SI CONFERMA UN APPUNTAMENTO INTERNAZIONALE IMPORTANTE PER BUYER, HORECA E GIORNALISTI (+30%). BAROLO E BARBARESCO PROTAGONISTI A NEW YORK IL 4 E 5 FEBBRAIO PER SFIDARE L’INCOGNITA DAZI NEGLI USA

 Gli ingressi degli operatori professionali e stampa specializzata, provenienti da 34 Paesi del mondo, crescono del 30%. È il bilancio di Grandi Langhe 2020, la due giorni di lancio delle nuove annate di Barolo, Barbaresco, Roero, Docg e Doc di Langhe e Roero che si è chiusa oggi ad Alba. Prima tra le anteprime del vino in Italia, si conferma un appuntamento importante per i professionisti del vino che operano nel panorama internazionale: dall’Europa agli Usa, dall’Australia a Hong Kong, fino a Tokyo.



«Oltre un terzo dei partecipanti è arrivato dall’estero, a conferma del fatto che il nome di Grandi Langhe si sta affermando sempre di più anche fuori dall’Italia– diceil presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani Matteo Ascheri– cresce la presenza degli operatori italiani provenienti da 69 province, soprattutto da Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria e Toscana».

 Foto Franco Giaccone 2020
Sono stati due giorni intensi per le 206 aziende che hanno presentato le nuove annate di Barolo 2016, Barbaresco 2017 e Roero 2017, e delle altre denominazioni di Langhe e Roero. Il Consorzio guidato da Ascheri è in prima fila nell’organizzazione dell’evento insieme al Consorzio Tutela Roero, con il supporto di Regione Piemonte, Ente Turismo Langhe Monferrato e Roero e Ubi Banca. L’organizzazione logistica dell’evento, ospitato al Palazzo Mostre e Congressi di Alba, è stata coordinata dal Consorzio Turistico Langhe Monferrato Roero.
Un’edizione, quella del 2020, in cui non si sono nascoste le molte preoccupazioni del settore per le minacce dei dazi che l’amministrazione americana potrebbe introdurre sulla vendita del vino italiano in Usa.

Il 4-5 febbraio il Consorzio presenterà le nuove annate a New York al primo Barolo & Barbaresco World Opening – BBWO, evento prestigioso con oltre 200 etichette nel cuore di Manhattan.
«Il nostro messaggio è chiaro -dichiara Ascheri - il mondo del vino piemontese tiene moltissimo ai consumatori americani, non a caso gli Stati Uniti sono il mercato numero uno per molte delle nostre denominazioni. Negli anni vi abbiamo investito moltissimo e continueremo a farlo. Saremo a New York uniti con un evento che vuole ribadire la forza e la determinazione dei nostri produttori».
Grande apprezzamento per i seminari di approfondimento sulle Menzioni Geografiche Aggiuntivecondotti da Alessandro Masnaghetti: «È stata un’occasione anche per un pubblico di esperti dicogliere a fondo il valore delleMeGA di Barolo, Barbaresco, Roero, Dogliani e Diano» ricorda Andrea Ferrero, direttore del Consorzio.
Focus anche sulle MeGa del Roero, seminario condotto da Francesco Monchiero, presidente Consorzio Tutela Roero: «Diamo appuntamento a tutti ai Roero Days, quinta edizione, alla Reggia di Venaria Reale il 5 e 6 aprile».
La prossima edizione di Grandi Langhe, la sesta, è in programma il 25 e 26 gennaio 2021.

 Foto Franco Giaccone 2020


Il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani in numeri:
521 aziende vitivinicole associate
10 mila gli ettari di vigneti delle denominazioni tutelate così suddivisi: Barolo 2149 ettari; Barbaresco 763; Dogliani 846; Diano d’Alba 236; Barbera d’Alba 1610; Nebbiolo d’Alba 949; Dolcetto d’Alba 1092; Langhe 1905 ettari (di cui 606 Langhe Nebbiolo).
60 milioni di bottiglie
10 denominazioni tutelate (Barolo, Barbaresco, Dogliani, Dolcetto di Diano d’Alba, Barbera d’Alba, Langhe, Dolcetto d’Alba, Nebbiolo d’Alba, Verduno Pelaverga, Alba).
II Consorzio del Roero in numeri:
310 aziende vitivinicole associate                
1300 ettari di vigneti 
7 milioni di bottiglie  
2 denominazioni tutelate (Roero e Roero Arneis)


venerdì 17 gennaio 2020

Le Langhe sbarcano a New York con oltre 200 produttori al primo Barolo & Barbaresco World Opening



La “Grande Mela” pronta ad accogliere la prima tappa del prestigioso evento dedicato a Barolo e Barbaresco prevista per il 4 e 5 febbraio 2020 durante la quale avrà luogo una grande degustazione dedicata alle menzioni geografiche aggiuntive e una valutazione tecnica delle nuove annate da parte di 100  palati internazionali

È tutto pronto per la prima edizione del Barolo & Barbaresco World Opening, l’iniziativa ideata dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani dedicata ai due grandi rossi piemontesi. Il 4 febbraio 2020, presso il centralissimo Center415 a Manhattan, operatori del settore e consumatori avranno l’occasione di assaggiare i vini di 220 produttori di Barolo e Barbaresco, in quella che è la prima e più grande degustazione al mondo interamente dedicata alle menzioni geografiche aggiuntive (MeGA) delle due denominazioni. In aggiunta ai classici stand aziendali, il BBWO Grand Tasting presenterà anche due grandi banconi geografici, che avranno lo scopo di rappresentare tutte le menzioni rivendicate nei due territori.

Ad affiancare Barolo e Barbaresco in questo evento così atteso, due partner d’eccezione: la Fontina DOP della Valle d’Aosta e il Riso di Baraggia Biellese e Vercellese DOP. I due marchi, noti e apprezzati in Italia e nel mondo, saranno presenti a New York, prima di una serie di attività di comunicazione e informazione promossa dal gruppo dei tre Consorzi, a cui seguiranno altre attività negli Usa e in Cina.

La degustazione è rivolta a buyer, importatori, distributori, ristoratori, giornalisti e altri professionisti di settore. Dalle ore 18 è anche prevista una sessione per i consumatori.
 
 Matteo Ascheri
Avere 200 produttori delle Langhe in trasferta a New York è un evento straordinario”, ha dichiarato il Presidente del Consorzio di Tutela Matteo Ascheri.
Questo primo BBWO rappresenta un’occasione unica per parlare al consumatore finale dei nostri vini e allo stesso tempo contribuisce a rafforzare la conoscenza delle menzioni geografiche aggiuntive tra gli addetti ai lavori.”

La giornata successiva sarà invece dedicata alle nuove annate di Barolo (2016) e Barbaresco (2017): una commissione composta dai 100 migliori palati – Masters of Wine, critici, giornalisti e Master Sommeliers – provenienti dai cinque continenti giudicherà le due annate con un punteggio in centesimi che verrà rivelato durante una prestigiosa cena di gala nel cuore del World Trade Center.

Ospiti d’eccezione della serata per rendere omaggio a Barolo e Barbaresco – ma anche all’Italia intera – saranno il trio musicale Il Volo e lo chef pluristellato Massimo Bottura, che firmerà il menù dedicato ai due vini piemontesi.

A condurre la serata uno dei più apprezzati e irriverenti showman italiani: Alessandro Cattelan.

Parte del ricavato della vendita dei biglietti della degustazione verrà donato all’associazione City Harvest che distribuisce pasti a oltre un milione di newyorkesi in difficoltà.