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domenica 18 marzo 2018

È Festa del Dolcetto alla Cantina di Clavesana. Dal 23 al 25 marzo tre giorni di incontri, brindisi e anteprima della vendemmia 2017


 
Un brindisi con il “vino nuovo” accoglie la primavera alla Cantina di Clavesana. Torna anche quest’anno la Festa del Dolcetto dal 23 al 25 marzo con incontri, musica, gastronomia e un’anteprima della vendemmia 2017.
S’inizia venerdì 23 marzo, alle 20,30: la cooperativa chiama a raccolta i soci per un momento di incontro e confronto. I viticoltori che conferiscono le loro uve, sollecitati dalle domande di Ermanno Bressy e del giornalista della Stampa Roberto Fiori, racconteranno l’azienda vista con i loro occhi.

«La primavera per noi è la festa del Dolcetto nuovo – dice il presidente Giovanni Bracco – Papa Francesco ha rivelato pochi mesi fa che lo ama molto ed è stata una piacevole sorpresa! Sarà anche un momento di bilancio e di confronto con i nostri soci: oggi sono 260 e sono l’anima dell’azienda. Soprattutto i giovani, che hanno in mano il futuro di queste terre. Sarà soprattutto una festa, un momento per riaffermare il valore sociale della cantina».
Una vendemmia scarsa, quella del 2017: «Poca uva, ma buona – dice il direttore ed enologo Damiano Sicca – a causa del caldo dell’estate, abbiamo avuto una produzione in calo di oltre il 10 per cento, ma è un annata su cui scommettiamo». La simbolica apertura della prima bottiglia di Dogliani vendemmia 2017 avverrà domenica 25 alle 9, anticipata sabato 24 marzo alle 20,30 proiezione del documentario “Sotto la neve pane” a cura di Remo Schellino.
Domenica 25 marzoinizio delle degustazioni dalle 9 fino alle 18. Alle 13 pranzo con menù degustazione preparato dagli allievi dell’Istituto Alberghiero Giolitti Bellisario di Mondovì per accompagnare le degustazioni del Dogliani 2017. Nel pomeriggio musica con Bruno Mauro e la Band. Dalle 15, con la biblioteca civica di Clavesana, laboratorio di lettura e disegno per i più piccoli che si concluderà con un’allegra merenda. Davanti alla Cantina, l’associazione Trattori e Trattoristi di Murello (Cn) espone trattori d’epoca.
Info e prenotazioni: manuela@inclavesana.it , +39 0173 790451

La Cantina di Clavesana: carta d’identità

27 aprile 1959 data di nascita (32 soci fondatori)

260 soci attuali
380 ettari

2,5 milioni di bottiglie

85% della produzione è uva dolcetto
I numeri del Doglianidocg (fonte Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani)

21 Comuni dove si produce
890 ettari di vigneti

362 aziende (335 produttori di uva; 83 vinificatori; 89 imbottigliatori dati 2017)
3,9 milioni di bottiglie prodotte annata in commercio 2017

10% valore dell’export

4.647 tonnellate di uva raccolte nella vendemmia 2017 (-12,3% sul 2016)

Il Dolcetto: a Dogliani, una storia dal 1593
Il Dolcetto è tra i vitigni autoctoni del Piemonte più tipici e più diffusi. In Langa vengono prodotte oltre 13 milioni di bottiglie di Dolcetto coltivato in 2360 ettari di vigneti. Sono più di 600 le aziende che lo producono.Ama i terreni calcarei marnosi delle Langhe su colline tra i 250 e i 600 metri sul livello del mare. Vitigno antico citato dagli ordinati comunali di Dogliani a partire già dal 1593. Storicamente l’uva dolcetto era la merce di scambio con la Liguria: dal mare ci si riforniva di olio, sale e acciughe (tra gli ingredienti base della bagna cauda) in cambio di vino dolcetto. L’uva veniva anche usata come baratto con i vitelli allevati in pianura così da avere nelle stalle di collina animali di razza. Oltre a essere vinificata, l’uva era consumata da mensa e considerata medicinale grazie al suo basso tenore di acidità. Negli Anni 20 e 30 del Novecento, i grappoli di Dolcetto erano spesso impiegati nella cosiddetta cura dell’uva, per il sapore delicato e il basso contenuto di acidi e tannini. È anche l’uva per eccellenza della cugnà, la mostarda d’uva che, nella tradizione culinaria piemontese, accompagna bolliti e formaggi.  Il nome del vitigno deriva dalla particolare dolcezza della polpa dell’uva. Il vino invece è asciutto, secco, poco acido e con un piacevole retrogusto amaro

venerdì 16 marzo 2018

I“3 Pecorini” sbarcano online. La campagna di promozione dei formaggi DOP – Pecorino Romano, Pecorino Sardo e Fiore Sardo – inaugura il sito web


 

“Non le solite pecore. Non i soliti formaggi”

Sono stato tanto volte in Sardegna, non solo per godermi il suo splendido mare, ma per scoprirne l'affascinante interno e provare direttamente  i suoi sapori, tra i quali il pecorino ha un ruolo da protagonista. Ho visitato alcuni caseifici e mi sono appassionato di questo grande formaggio sapido e perfetto per molto utilizzi. Mi fa molto piacere che i tre consorzi si siano uniti, sotto l'egida e finanziamento della Regione, per incrementarne la presenza sui mercati italiani ed esteri, questo antico prodotto lo merita ed è sicuramente una risorsa per l'isola e per l'Italia
 

La campagna 3 Pecorini – frutto di una collaborazione tra il Consorzio per la Tutela del Formaggio Pecorino Romano, il Consorzio per la Tutela del Formaggio Pecorino Sardo e il Consorziodi Tutela del Fiore Sardo DOP -nasce per promuovere le tre DOP in Italia, Germania, Regno Unito, Francia e negli Stati Uniti. Risponde quindi alla necessità di creare un’identità unica per i tre prodotti, da accompagnare alla diffusione di un messaggio semplice e uno slogan di impatto: “Non le solite pecore. Non i soliti formaggi” = “No ordinary sheep. No ordinary cheeses” nella sua versione internazionale.
In questi giorni i 3 Pecorini danno ufficialmente il benvenuto al loro nuovo sito web dedicato ad approfondimenti sui prodotti. Un sito dal design originale ma semplice e di facile fruibilità che sarà disponibile nelle lingue dei Paesi in cui la campagna sarà implementata. Tre pecore, contraddistinte da un elmetto romano, una berritta sarda e un fiore:dalla home page – dove il visual della campagna accoglie l’utente – si potrà facilmente accedere ai contenuti e alle informazioni sulla certificazione DOP, il territorio, la razza ovina sarda, la produzione, le ricette e le funzioni dei tre specifici Consorzi di Tutela.

Stati Uniti, Italia, Germania, Regno Unito e Francia sono i Paesi target, dove la campagna ha l’obiettivo di sviluppare e consolidare i tre formaggi nei mercati in cui sono già presenti e fornire un trampolino di lancio nei Paesi con maggiori potenzialità di sviluppo. Nei cinque Paesi la percentuale di export e consumi è molto differente e per questo il progetto vedrà declinazioni ad hoc sviluppate in base alle reali necessità del mercato di riferimento.

Oggi la Sardegna si conferma prima regione italiana per numero di capi ovini da latte con oltre 3 milioni di pecore.

“Il Pecorino Romano in ambito Nazionale e Comunitario è il formaggio da latte di pecora più importante sia in termini quantitativi che di valore generato, rappresentando l’85% della produzione dei formaggi ovini DOP Italiani ed il 52% rispetto alle principali DOP ovine dell’UE. Nel 2016 il valore alla produzione del Pecorino Romano è stato di 250 milioni, con un giro d’affari generato nel commercio di 484 milioni di euro. Il 2017 rappresenta un anno importante per il nostro prodotto, che ha visto aumentare i volumi commercializzati sia nel mercato estero che su quello nazionale. I Paesi di destinazione sono in parte cambiati, con la costante presenza nel mercato USA, dove viene generato circa il 70% del valore commerciale e la continua crescita di quello Europeo. Ma è cambiata anche la funzione del prodotto che da semplice formaggio destinato principalmente ad un utilizzo industriale da addizionare ad altri formaggi per la creazione di miscele, si sta progressivamente indirizzando verso la specialità, sostantivo che gli appartiene, qualificandosi con una propria identità sia come formaggio da grattugia, da tavola e quale ingrediente caratterizzante nella preparazioni di piatti della tradizione culinaria e di prodotti innovativi”, ha dichiarato il presidente del Consorzio di Tutela del Pecorino Romano Dop, Salvatore Palitta.

Dalla parte del Pecorino Sardo anche Antonello Argiolas, Presidente del Consorzio di Tutela, riporta numeri positivi: “Il Pecorino Sardo rappresenta al momentoil 4% circa della produzione italiana totale di formaggi oviniDOP con 16.000 quintali di formaggio prodotti, pari a 562.551 forme di cui il 59% di Pecorino Sardo Maturo e il 41% di Pecorino Sardo Dolce. Nel 2017 ha registrato un valore al commercio di circa 32 milioni di euro.  IlPaese principale di destinazione è l’Italia con il 92% ma è in crescita l’export verso il mercato UE che al momento rappresenta il 7% del valore commerciale. Il nostro auspicio è che - anche grazie alla campagna dei 3Pecorini - la DOP possa sviluppare al meglio il suo grande potenziale stimato in 80-100.000 quintali”.

Infine il Presidente del Consorzio di Tutela del Fiore Sardo, Antonio Sedda, parla di trend di sviluppo:“Nel 2017 sono stati prodotti 6.750 quintali di Fiore Sardo. Anche per noi l’export rappresenta un fondamentale obiettivo da raggiungere, in quanto, attualmente, il principale mercato resta quello nazionale.La campagna 3 Pecorini sarà sicuramente un fattore determinante per le nostre esportazioni al di fuori dei confini nazionali”.
Il lancio del sito web è quindi solo uno dei primi step di una campagna di comunicazione che, grazie a queste premesse, consolida e porta nel mondo l’eccellenza dei tre formaggi DOP e la loro unica terra di origine. La strategia alla base della campagna prevede un approccio Think global, act local, con l’idea di avere una visione globale e generale declinata poi attraverso una serie di azioni miratea livello locale.
Una campagna che darà quindi risalto ai tre prodotti d’eccellenza, ma anche alla stessa terra d’origine, territorio incontaminato e culla di un’antica tradizione casearia.

 

Per maggiori informazioni :


 






 
 
 

 


 

 

 

mercoledì 14 marzo 2018

Annunciato il programma de La Dolce Valle: 23, 24, 25 marzo 2018, un week end denso di incontri, laboratori e degustazioni, per grandi e piccini


 
 

Alba e Asti per la prima volta insieme in nome
 
 della dolcezza che caratterizza il territorio
 
 Patrimonio dell’Umanità Unesco

La Dolce Valle, per la prima volta, unirà le città di Alba e Asti
 
 sotto il segno della dolcezza. Un evento voluto e reso possibile
 
 grazie all’associazione Dolce Valle costituita dal Consorzio
 
dell’Asti Docg, dal Consorzio di Tutela Nocciola Piemonte Igp e
 
 dall’Associazione Produttori Miele Piemonte.

 
Ieri, alle ore 11.00, presso il Consorzio dell’Asti Docg è stato ufficialmente presentato il programma della più dolce delle kermesse primaverili, un evento unico, che si svolgerà durante il penultimo weekend di marzo tra le piazze, i cortili e i palazzi storici della città del Palio e quella delle «cento torri». Alba e Asti finalmente insieme a raccontare storie di sapori, di prodotti, di tradizioni e passioni tramandate da generazioni di artigiani. Una costellazione di prodotti tra cui la nocciola Piemonte Igp, il miele, il cioccolato e, a far da traino l’Asti e il Moscato d’Asti Docg.
 

Presenti l’assessore regionale all’agricoltura Giorgio Ferrero, il presidente del Consorzio per la Tutela dell’Asti D.O.C.G.,Romano Dogliotti, il presidente dell’Associazione Dolce Valle Giorgio Bosticco, il direttore creativo del progetto Sergio Miravalle.  In sala anche le istituzioni del territorio tra cui il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, Mario Sacco, il presidente della provincia di Alessandria, Gianfranco Lorenzo Baldi e le amministrazioni comunali di Alba, nella persona dell’assessore al bilancio Luigi Garassino e di Asti nella persona del sindaco Maurizio Rasero.

A moderare gli interventi, il giornalista di Canale5  Gioacchino Bonsignore che ha definito il progetto “una grande intuizione che sottolinea il lavoro dei Consorzi nel valorizzare il territorio e i suoi prodotti, i veri protagonisti del tema della piacevolezza e della gentilezza”. L’auspicio è quello di riuscire a creare un’oasi di benessere non solo nel week-end del 23, 24 e 25 marzo, ma durante tutto l’anno perché“la dolcezza è uno stato d'animo, un modo di essere e di relazionarsi che è cercato e desiderato naturalmente da tutti noi”, come più volte ha avuto occasione di raccontare Sergio Miravalle, direttore creativo de La Dolce Valle.

Ad aprire i saluti degli ospiti, il presidente del consorzio dell’Asti, RomanoDogliotti: “La Dolce Valle è una sfida che si realizza. Unire Alba e Asti sotto un unico cappello ben rappresentato dal logodell’evento: la forza delle tradizioni piemontesi con l’Asti e il Moscato d’Asti a far da traino”.

“Creare dolcezza nel modo di vivere è una novità” ha detto GiorgioFerrero, assessore regionale all’Agricoltura, nel proprio intervento di saluto e ringraziamento per un evento che “dà visione al territorio valorizzando il tema dolce, la creatività ad esso connessa e la capacità dei piemontesi di saper accogliere.”

UN’ALLEANZA STRATEGICA

Un’alleanza strategica quella di Alba e Asti che, sebbene spesso distanti, questa volta si troveranno unite dal file rouge della dolcezza declinata nelle sue forme più disparate: prodotti, spazi, parole, suoni, immagini, persone. Una dolcezza da scoprire poco a poco, assaggio dopo assaggio, vincendo la naturale ritrosia dei piemontesi e scoprendo il loro lato più ospitale.
“I rapporti tra le due città non sono stati sempre facili, ricorda il sindaco di Asti MaurizioRasero. “Nel 1275 gli astigiani erano sotto le mura di Alba per assediare la città, oggi siamo qui insieme, seduti ad un tavolo a parlare di dolcezza. Sono fiducioso per il futuro e staremo accanto a chi lavora per far crescere il territorio”

Lo stesso concetto è stato ribadito dall’amministrazione albese, rappresentata dall’assessore al bilancio Luigi Garassino: “Un’iniziativa indispensabile per dar vita a questo sinergico stare insieme per dare risalto a prodotti quali la nocciola, il miele, il vino moscato, che stanno diventando veri e propri elementi portanti dell’economia del territorio.”

La Dolce Valle è un universo in espansione. L’idea di fondo è che la kermesse si possa espandere, come è accaduto con la provincia di Alessandria. “Le realtà alessandrine,ha sottolineato il presidente della provincia Lorenzo Baldi, “sono presenti proprio con l’idea di allargare i confini, portando benefici ad un territorio, quello dell’Alessandrino e del Monferrato, che ha eccellenze e peculiarità proprie. Speriamo che in futuro si possa aggiungere una “terza A” e creare così un asse ancora più forte.”

Il clima di positiva collaborazione ed entusiasmo, così come l’idea di far squadra è stato ben testimoniato   da MarioSacco, presidente della Fondazione CrAsti. “Penso di poter dire anche a nome di Giovanni Quaglia e Giandomenico Genta, presidenti delle fondazioni Crt e Crc, che in questo progetto vediamo un modello da sostenere, caratterizzato da un nuovo atteggiamento, con gli imprenditori che si fanno carico in prima persona della promozione e della valorizzazione e noi, accanto a loro, a dare sostegno e supporto”.

Sergio Lasagna, presidente del Consorzio della nocciola Piemonte Igp ha ricordato come sia la nocciola che il Moscato vantino “riconoscimenti che vengono dati per il legame naturale e umano con uno specifico territorio”.

Quando si parla di dolcezza, il miele vi rientra a pieno titolo. Massimo Carpinteri, presidente onorario di Aspromiele, ha dichiarato: “Noi siamo i pastori delle api e il lavoro su apicoltori e miele è continuo. Lavoriamo molto anche con le scuole, perché i bambini devono conoscere un mondo che rappresenta la biodiversità, la natura e il cibo.”

Giorgio Bosticco, direttore del Consorzio dell’Asti Docg, ha chiuso gli interventi:“Da tempo – ha dichiarato - sognavo di unirne i territori di Alba e Asti e oggi, posso dire con orgoglio che è nata la «Dolce Valle». Il progetto nasce in seno al Consorzio dell’Asti Docgche rappresenta tre province, 52 Comuni, 10.000 ettari di vigneti: un ente da sempre motivato dal desiderio di fare sistema nel nome del Piemonte. Ecco il perché di questa manifestazione sinergica. Un fare sistema, a cui a breve si aggiungerà anche il Consorzio della pera Madernassa, per dare vita a una nuova operazione strategica per il Piemonte basata sul vitigno Moscato che, nella sua versione dolce e secca, può davvero rappresentare e abbinarsi alle eccellenze di questa terra”.

 La Dolce Valle, ha concluso Sergio Miravalle, direttore creativo della rassegna, “non è una manifestazione “astigiana” che si tiene anche ad Alba o viceversa. Ognuna delle città la sente come propria e la navetta gratuita che collegherà i capoluoghi sottolinea il concetto di coesione e scambio. Il pubblico – pensiamo soprattutto a famiglie con bambini - esplorerà Alba e Asti mappa alla mano, lasciando che le due città si facciano dolcemente scoprire”, seguendo i segna passi dedicati che indicheranno i percorsi cittadini.

 

IL PROGRAMMA

Dal 23 al 25 marzo Alba e Asti vivranno una tre giorni interamente dedicata alla Dolcezza: un fitto programma di incontri, degustazioni, musica, chiacchiere e animazioneL’evento è gratuito per il pubblico che sarà accolto nell’info point di Alba (piazza Garibaldi) e di Asti (piazza San Secondo). Qui riceverà la mappa con i luoghi da esplorare e gli appuntamenti da non perdere nella “Dolce Valle”.

Si inizia il 23 marzo con la serata inaugurale, ad Alba, al Teatro Sociale, di benvenuto nella Dolce Valle. Un brindisi d’apertura con il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, il direttore deLa Stampa Maurizio Molinari, i sindaci delle città di Alba e Asti Maurizio Marello e Maurizio Rasero e i rappresentanti del Consorzio dell’Asti Docg, dell’Associazione Produttori Miele Piemonte, del Consorzio Nocciola Piemonte Igp

Si continuerà nelle giornate di sabato e domenica con il cioccolato, il miele, la nocciola Piemonte Igp, l’Asti e il Moscato d’Asti Docg e decine di specialità dolciarie animeranno i luoghi storici delle due città: Cortile delMichelerio, Piazza Roma, Palazzo Ottolenghi, Palazzo Alfieri, la Torre Trojana, il Diavolo Rosso, Palazzo Mazzetti, Piazza San Secondo ad Asti; Piazza Duomo, il Cortile della Maddalena, Piazza Falcone, Sala Beppe Fenoglio e Sala Riolfo, Piazza Michele Ferrero ad Alba.

Palazzi storici, cortili, vie e portici ospiteranno iniziative a tema che coinvolgeranno decine di realtà agricole, artigianali e industriali delle province di Cuneo, Asti, Alessandria e Torino.

Il programma dettagliato è visionabile al sito: www.ladolcevalle.it  

In occasione de La Dolce Valle i ristoranti proporranno uno speciale menu con un dolce ispirato all’evento che valorizzerà al meglio le materie prime del territorio.Sono inoltre previste attività di animazione nei locali delle due città, in collaborazione e con il supporto delle associazioni di categoria ACA e Ascom Confcommercio, delle Associazioni ristoratori e albergatori di Alba e Asti, del Consorzio turistico Langhe Monferrato Roero, dell’Ente Turismo Alba, Bra, Langhe Roero e di Asti Turismo.

 La rassegna si chiuderà ufficialmente domenica 25 marzo ad Asti (Palazzo Ottolenghi, Sala degli Specchi) con l’incontro “Viviamo tempi amari c’è bisogno di dolcezza” dove è attesa la partecipazione di: Antonella Parigi (assessore al Turismo della Regione Piemonte), la ristoratrice Mariuccia Ferrero del San Marco di Canelli, Davide Sordella, sindaco di Fossano, l’attore Andrea Bosca, l’imprenditore Giuseppe Pero (AD zuccherificio Pinin Pero), il dietologo Giorgio Calabrese.

 
SOCIAL

Seguendo le pagine social ufficiali dell’evento si potrà restare aggiornati, interagire con La Dolce Valle e partecipare al challenge#IsweetU, dal 15 marzo all’8 aprile 2018, condividendo i momenti più dolci: memorie, testimonianze, volti, sguardi, momenti che raccontino la dolcezza in tutte le sue possibili forme e sfumature.



Sarà altresì possibile scattare i propri selfie più dolci agli Infopoint de La Dolce Valle, sabato 24 e domenica 25 marzo 2018

 


 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

martedì 13 marzo 2018

IN 650 TRA RISTORATORI, ENOTECARI E SOMMELIER PER LA "PRIMA" DELL'ALTA LANGA



IL GRANDE INCONTRO A GRINZANE CAVOUR CON TUTTI I PRODUTTORI
E LO STATO DELL'ARTE DI UNA DENOMINAZIONE IN CRESCITA

 

LA PRIMA DELL’ALTA LANGA - Un debutto in società, un’occasione che promette di restare negli annali della denominazione: l’Alta Langa Docg diventa grande e per la prima volta decide di raccontarsi in un evento diretto in particolare ai ristoratori, agli enotecari, ai sommelier del Nord Ovest.
Per farlo, il Consorzio ha organizzato ieri, lunedì 12 marzo, al Castello di Grinzane Cavour una “prima” dell’Alta Langa.
Riuniti in una sola, grande degustazione, tutti i produttori con le loro cuvée. Le case storiche che hanno dato vita al progetto Alta Langa ormai tre decadi fa (Enrico Serafino, Fontanafredda, Gancia, Giulio Cocchi, Tosti, Banfi) ma anche i produttori che hanno unito le forze in questi anni contribuendo con il loro lavoro a strutturare sempre di più la denominazione (Avezza, Bera, Paolo Berutti, Brandini, Bretta Rossa, Colombo Cascina Pastori, Roberto Garbarino, Germano Ettore, Giribaldi, Pianbello).  E non sono mancate le novità: l’anteprima delle cuvée dei nuovi soci Contratto e Marcalberto.
Un’iniziativa evidentemente attesa e accolta con grande entusiasmo e partecipazione, che ha portato a Grinzane circa 650 addetti ai lavori da Piemonte, Lombardia, Liguria e Val d’Aosta per poter degustare più di 40 differenti cuvée tra bollicine bianche, rosate, riserve, grandi formati.
 

LA DENOMINAZIONE OGGI - L’Alta Langa Docg esiste formalmente da 16 anni, ma storicamente da un secolo e mezzo.
“Nasciamo come un gruppo di viticoltori e di case produttrici che stringono un patto per rivalutare uno dei vini più storici del Piemonte – ricorda il presidente del Consorzio Giulio Bava - e un territorio molto vocato e carico di fascino. La sfida era darsi le regole per fare grande il metodo classico piemontese, partendo dal territorio e dal metodo di produzione. Le capacità in vigna e in cantina erano consolidate ma mancava un indirizzo produttivo che desse riconoscibilità al vino e alla sua immagine. Si è partiti da un approfondito studio del territorio, dei terreni e delle esposizioni sperimentando una ventina di cloni di Pinot nero e Chardonnay sulle colline tra Monferrato e Langa. Una ricerca che ha portato a impiantare 40 ettari di vigneto e a produrre migliaia di ettolitri di vino e bottiglie per dieci anni, fino ad arrivare, nel 2002, ad avere le basi scientifiche per porre le regole di un disciplinare di produzione molto rigoroso”.
Il territorio scelto alla luce della sperimentazione si colloca a cavallo di tre province ed è rappresentato dalle colline al di sopra dei 250 metri. “Pur avendo terreni simili – precisa il presidente Bava - la zona esclude il territorio dei grandi Nebbioli dove le uve maturano molto per le caratteristiche dei vini base spumante”.
Terreni principalmente calcarei, bianchi, poco argillosi, con esposizioni diverse a seconda delle altitudini.
Una vigna di Alta Langa, finché è tale, può produrre solo Alta Langa e i suoi vini non possono essere riclassificati ad altre produzioni. I viticoltori quindi sono i primi a dover produrre qualità, altrimenti le uve perdono quasi tutto il loro valore.
L’uva è raccolta a mano in casse, per una resa che in cantina non raggiunge il 65 % in mosto.
A differenza degli altri grandi territori degli spumanti di qualità, uno degli aspetti più importanti della denominazione è che non prevede una cuvée d’ingresso ma solo millesimati.
Alta Langa è un vino di grande longevità, che si valorizza nel tempo e con l’affinamento sui lieviti. Per lo Champagne sono necessari 12 mesi di affinamento per le cuvée d’ingresso, 18 mesi sono richiesti per il Franciacorta: l’Alta Langa prevede, per le sue cuvée più giovani, minimo 30 mesi di affinamento.
Gli enologi sono dunque impegnati a produrre una qualità tale che duri nel tempo perché non esiste paracadute per chi sbaglia.
Anche per questo “l’Alta Langa è tutto buono!”, come ripete spesso Giulio Bava.
 

UN NUOVO LOGO PER IL CONSORZIO ALTA LANGA - Bollicine che raccontano un territorio.  Questo il senso espresso nel logo che il Consorzio presenta ufficialmente oggi e sintetizza i valori distintivi del vino Alta Langa.
Oggi più che mai il Consorzio sta riscoprendo quei valori primigeni e caricandoli di nuovi, pregnanti significati.
Fin dai suoi esordi, Alta Langa è stato frutto di un accordo basato su un concetto fondamentale, la centralità del territorio: il terroir più adatto per la crescita delle uve migliori, la regione storica in cui è nato lo spumante italiano, la base di partenza per la promozione e la valorizzazione del vino.
Adesso questo primo punto di forza viene rinnovato nel "Patto con la Terra", il progetto di studio e ricerca che il Consorzio sta mettendo a punto con Piercarlo Grimaldi (Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo), per difendere le radici storiche e antropologiche delle alte terre di Langa.
Un racconto che si snoda tra le bollicine fresche, sapide e longeve di un vino e allo stesso tempo un vino capace di mostrare la bellezza abbagliante della nostra collina alta. L'identità e l'impegno del Consorzio sono rappresentati nel segno grafico di questo logo.
 

IL PATTO CON LA TERRA – “Il patto stipulato con la terra che impegna il Consorzio a custodire il territorio che i nostri antenati ci hanno consegnato con altruistico e generoso amore deve essere a fondamento di uno ereditato sviluppo antropico educato e civile che nel passato riconosce le ragioni logiche e affettive per progettare il futuro”. A dirlo è Piercarlo Grimaldi, Università degli Studi di Scienze Gastronomiche.
“Occorre, dunque, impegnarsi a recuperare i gesti e le parole che ancora conservano la memoria attiva della tradizione – continua Grimaldi -. Si tratta di un lavoro di ricerca che deve riportare alla luce le forme e le pratiche del mondo contadino. I saperi di un passato che hanno sempre dialogato con la natura in un quadro di reciproco rispetto  tra terra e uomo. È questa l’eredità materiale e immateriale che il Consorzio vuole contribuire a raccogliere e conservare per testimoniare la profonda conoscenza di queste colline che oggi si presentano con due destini a volte contrapposti. La campagna delle terre basse ha conosciuto uno sviluppo che non sempre armonicamente si e integrato nel paesaggio, originando una traiettoria spazio-temporale che ha abbandonato la circolarità del tempo della tradizione, per rappresentarsi come un retta che non conosce più il saggio e mitologico tempo dell’eterno ritorno che, invece, si conserva sulle terre alte”.

IL PRIMO METODO CLASSICO ITALIANO - “Quello piemontese è il primo metodo classico italiano – spiega Alessandro Picchi, presidente di Gancia -. Già dall’inizio dell'800, i conti di Sambuy, influenzati dalla vicinanza geografica con la Francia e con le sue produzioni vinicole, diedero inizio in Piemonte alla coltivazione di alcuni vitigni francesi - Pinot Nero e Chardonnay in particolare - per produrre vini spumanti sul modello di quelli della Champagne.
Dopo gli studi di enologia, nel 1848 Carlo Gancia era partito per Reims con l’obiettivo di apprendere i segreti della produzione dello Champagne. Una volta rientrato a casa aveva avviato insieme al fratello Edoardo una piccola attività, dove aveva iniziato la produzione del primo spumante italiano utilizzando le tecniche di lavorazione del metodo “champenoise”. La produzione era iniziata con le uve moscato, tipiche della sua zona d'origine, e nel 1865 uscì lo “Spumante Italiano”, il primo Metodo Classico fermentato in bottiglia. Nel 1850, convinto che il suolo piemontese fosse ottimale per la coltivazione e la produzione di uve da spumante, Gancia iniziò un periodo di intenso lavoro e sperimentazione, coltivando Pinot Nero e Chardonnay soprattutto nella zona di Canelli: questa attività di ricerca, mirata alla selezione delle migliori uve per prodotti di prestigio, è stata la base e la spinta per la successiva sperimentazione della produzione di quella che oggi conosciamo come “Alta Langa Docg”. Presto arrivò anche il primo spumante Metodo Classico secco – da uve di Pinot nero e Chardonnay appunto – e il successo della Gancia”. 
Dice l’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte Giorgio Ferrero: "Rilanciare la storia e la tradizione dello spumante piemontese metodo classico, una tradizione sicuramente limitata nei numeri ma seria e significativa nella qualità, è uno dei grandi meriti del Consorzio Alta Langa. Oggi il Piemonte può vantare tra le sue eccellenze uno spumante che completa il ventaglio delle nostre ricchezze enologiche. Una impresa che è stata giocata con professionalità e passione dai vignaioli e dalle case spumantiere che ci hanno creduto e che ora cominciano a raccogliere i frutti meritati del loro lavoro”.

 

I NUMERI DELL’ALTA LANGA - L’Alta Langa è un vino che non permette speculazioni né tantomeno numeri giganti: tutto parte dal vigneto, comanda il vigneto.
Oggi i soci del Consorzio sono esattamente 100: 75 famiglie di viticoltori, 18 i produttori che già producono e vendono Alta Langa, altri sette che stanno per uscire con le loro cuvée entro un anno, per un totale di 25.
Il vigneto cresce nelle superfici in modo regolato: 40 ettari originali provenienti dalla sperimentazione ai quali si sono aggiunti nel tempo nuovi impianti per arrivare al dato aggiornato a oggi di 217 ettari di vigneto suddiviso in 100 ettari in provincia di Asti, 100 in provincia di Cuneo e 17 in provincia di Alessandria. Sono il risultato di una crescita ordinata e condivisa; alcuni vigneti sono giovani e non sono ancora in produzione, tant’è che nella scorsa vendemmia (peraltro molto scarsa) sono stati prodotti 1.200.000 chilogrammi di uva, pari a 1.000.000 di bottiglie.
Con i nuovi impianti in produzione e con quelli previsti nei prossimi due anni si avrà un vigneto totale di 350 ettari, pienamente produttivo in cinque anni.